Beata Imelda Lambertini, Santa Patrona delle Prime Comunioni

Temi

Raccomandanti per te

condividi

Poche parole del Salterio descrivono meglio la breve e luminosa esistenza della Beata Imelda Lambertini, la fanciulla che il Signore volle a Sé prima ancora che il mondo potesse trattenerla. Maria Maddalena, questo il nome ricevuto al fonte battesimale, nacque a Bologna intorno al 1320, dal nobile conte Egano Lambertini e da Castora Galluzzi, donna di fede ardente, che si premurò di educare la figlia ai doveri della vita cristiana, conducendola alla Santa Messa e istruendola sul Vangelo. Ancora bambina, intorno al 1330, entrò nel monastero delle Domenicane di Santa Maria Maddalena di Val di Pietra, poco fuori porta Saragozza, dove ricevette l’abito religioso e il nome di Imelda. Della sua vita non rimane quasi nulla, se non un solo, ardente desiderio: ricevere Gesù nel Santissimo Sacramento. La disciplina del tempo, però, non consentiva la Comunione prima dei dodici anni, e a nulla valevano le sue insistenti suppliche. Eppure, non vi è impedimento umano che possa arrestare la carità: «Lasciate che i bambini vengano a me», aveva detto il Signore (cfr. Mt 19, 14). Fu così che la vigilia dell’Ascensione, il 12 maggio 1333, mentre le consorelle si erano ormai ritirate e Imelda restava sola, prostrata in preghiera davanti all’altare, il coro si illuminò improvvisamente di luce e un soave profumo di pane si diffuse per tutto il monastero. Sopra il capo della fanciulla apparve un’Ostia circonfusa di splendore. Accorso il sacerdote, comprese la volontà di Dio: raccolta la Particola su una patena, comunicò Imelda. E in quell’istante medesimo, ricevuto finalmente l’Amato, la piccola rese l’anima a Dio, rapita in estasi, in raptua moris, passando dalla mensa terrena al convito eterno. In lei si compì alla lettera ciò che la Chiesa professa: l’Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1324, che riprende la Costituzione dogmatica Lumen gentium, 11). Imelda non sopravvisse alla sua Prima Comunione perché, raggiunto il Fine ultimo di ogni anima cristiana, nulla più le restava da bramare quaggiù. Le monache di Valdipietra ne posero ben presto la memoria nel martirologio del monastero, al 12 maggio. Papa Leone XII ne confermò il culto nel 1826, dopo che la causa era stata promossa, nel Settecento, sotto il pontefice bolognese Benedetto XIV, Prospero Lambertini; e San Pio X, il Papa dell’Eucaristia, che con il decreto Quam singulari (1910) avrebbe restituito ai fanciulli, anche ai più piccoli, il Pane degli Angeli, la proclamò nel 1908 patrona delle Prime Comunioni. Il suo corpo, rinvenuto incorrotto, riposa oggi venerato nella chiesa di San Sigismondo, in Bologna.

Che la Beata Imelda interceda per tutti i fanciulli che per la prima volta si accostano all’altare, perché arda anche in loro quella medesima fame di Dio che a lei meritò il Cielo; e ottenga a noi di accogliere il Signore con cuore puro e desideroso, gustando «quanto è buono il Signore» (cfr. Sal 33, 9).

© ECCLESIA DEI

Altro di Cultura Cattolica

error: Content is protected !!