Miracolo eucaristico di Lanciano

Temi

Raccomandanti per te

condividi

Fra i prodigi eucaristici che la pietà cattolica custodisce con tremore e gratitudine, quello di Lanciano occupa un luogo singolare, quasi regale. Non per vana curiosità del meraviglioso, ma perché in esso il Signore parve chinarsi sopra l’incredulità tremante d’un suo ministro, per lasciare alla Chiesa un richiamo severo e dolcissimo: sull’altare non si compie un simbolo, ma il Sacrificio; nel Sacramento non si riceve una memoria soltanto, ma il Cristo vivo, vero e sostanziale.

Lanciano è, per così dire, una grande omelia di Dio sulla Presenza Reale: un’omelia non scritta con inchiostro, ma con carne e sangue1. La tradizione costante del santuario colloca il fatto nell’VIII secolo, verosimilmente tra il 730 e il 750, quando anche l’Italia accolse monaci orientali fuggiti dalle persecuzioni iconoclaste. In quella Lanciano antica, nella chiesetta di San Legonziano, un monaco basiliano, tormentato dal dubbio circa la verità delle parole consacratorie, celebrava il divin Sacrificio. E proprio mentre pronunciava le parole tremende e santissime della Consacrazione, l’ostia si mutò visibilmente in Carne e il vino in Sangue. Atterrito e poi consolato, il sacerdote mostrò ai fedeli il prodigio, quasi confessando davanti a tutti la sua incredulità vinta dalla misericordia del Signore. Le reliquie furono poi custodite nei secoli, e dal medioevo passarono alla chiesa di San Francesco, ove ancor oggi sono venerate.Non è difficile intendere il senso spirituale di questo fatto.

Il miracolo non aggiunge nulla al dogma, ma lo illumina come una lampada accesa nella notte. La Chiesa già crede e insegna che, dal momento della consacrazione, Cristo è tutto e integro presente sotto ciascuna specie e in ciascuna sua parte; la frazione del pane non divide Cristo2. Ecco allora perché uno dei particolari più impressionanti della tradizione di Lanciano possiede quasi una forza catechistica. Il Sangue apparve in cinque grumi disuguali; e nella prima ricognizione ecclesiastica del 1574 si constatò, secondo la memoria custodita dal santuario, che il peso totale dei cinque grumi equivaleva al peso di ciascuno preso singolarmente. Non è necessario forzare il segno; basta inginocchiarsi dinanzi alla sua eloquenza. Quei grumi, distinti e insieme misteriosamente uno, sembrano predicare al cuore dei fedeli ciò che la dottrina insegna all’intelletto: Cristo non si spartisce, non si divide, non si diminuisce. Egli è tutto in tutto. Come in ogni particola consacrata vi è il medesimo Signore intero, così quel Sangue adorabile richiamò, in forma sensibile, l’unità indivisibile del Redentore sacramentalmente presente. I secoli non spensero la venerazione; anzi, la Chiesa volle anche interrogare la scienza, non già per sottomettere il mistero al laboratorio, ma per verificare con rigore la natura dei reperti custoditi. Nel 1970, con autorizzazione ecclesiastica, le reliquie furono sottoposte ad analisi da parte del dottor Odoardo Linoli, coadiuvato dal professor Ruggero Bertelli.

La relazione presentata nel 1971 riferì che la “Carne miracolosa” è vero tessuto muscolare striato del miocardio; che il “Sangue miracoloso” è vero sangue; che carne e sangue sono di natura umana e appartengono allo stesso gruppo sanguigno AB; e che nelle sezioni esaminate non risultarono tracce di sostanze conservanti impiegate artificialmente. Il santuario rileva inoltre il carattere singolare della conservazione di un frammento di miocardio lasciato allo stato naturale per secoli3. Qui, naturalmente, la scienza si arresta sulla soglia. Essa può dire qualcosa circa il che cosa si trova davanti agli occhi; non può misurare il come divino per cui il Signore volle dare questo segno. Ma proprio tale arrestarsi ha qualcosa di umile e di vero. La fede non teme la retta ragione; e la ragione, quando è onesta, sa confessare il proprio limite. Lanciano resta così, insieme, un fatto di culto, un luogo di adorazione e una lezione per il nostro tempo tanto distratto e tanto impoverito del senso del sacro.

Che cosa dice, dunque, Lanciano all’anima cattolica? Dice anzitutto ai sacerdoti che l’altare è tremendo e soave, e che nessuno si accosti al Santo dei santi con routine o tiepidezza. Dice ai fedeli che il tabernacolo non custodisce un simbolo muto, ma il Re della gloria velato d’amore. Dice a tutti che la Santa Messa è il cuore del mondo. E quei cinque grumi, presi uno ad uno e tuttavia misteriosamente ricondotti all’unità, paiono ancora ripetere nella lingua silenziosa del segno ciò che la Chiesa canta, crede e adora da sempre: in ogni ostia consacrata è presente non una parte di Cristo, ma Cristo tutto intero. Perciò Lanciano non invita anzitutto a discutere, ma a adorare; non a saziare la curiosità, ma a piegare il ginocchio. Là dove un monaco dubitò, la Chiesa impara ancora a dire, con più umiltà e con più amore: Adoro te devote, latens Deitas.


Note

  1. Santuario del Miracolo Eucaristico di Lanciano, Il Miracolo: il santuario colloca il fatto entro l’VIII secolo, verosimilmente tra il 730 e il 750, nel contesto dei monaci greci fuggiti dall’iconoclastia; riferisce il dubbio del monaco nella chiesa di San Legonziano e la successiva custodia delle reliquie, poi venerate nella chiesa di San Francesco. ↩︎
  2. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1377: “Cristo è tutto e integro presente in ciascuna specie e in ciascuna sua parte; perciò la frazione del pane non divide Cristo”. ↩︎
  3. Santuario del Miracolo Eucaristico di Lanciano, Il Miracolo: la relazione Linoli-Bertelli, presentata il 4 marzo 1971 dopo i prelievi del 18 novembre 1970, conclude per la presenza di tessuto miocardico umano, vero sangue umano di gruppo AB e assenza di tracce istologiche di sostanze conservanti; il santuario sottolinea inoltre la peculiarità della conservazione di un frammento di miocardio lasciato allo stato naturale per secoli. ↩︎

© ECCLESIA DEI

Altro di Cultura Cattolica

error: Content is protected !!