SANTI

Beato Rolando Maria Rivi

Beato Rolando Maria Rivi, nacque a San Valentino di Castellarano (Reggio Emilia) il 7 gennaio 1931,
da una famiglia di contadini cristiani. A soli 11 anni, nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale,
entrò nel seminario di Marola (Reggio Emilia).



 

Don Riccardo Pecchia  |  29 Maggio 2021  |  Tempo di lettura: 3 minuti

 

SANTI

Beato Rolando Maria Rivi

Beato Rolando Maria Rivi, nacque a San Valentino di Castellarano (Reggio Emilia) il 7 gennaio 1931, da una famiglia di contadini cristiani. A soli 11 anni, nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale, entrò nel seminario di Marola (Reggio Emilia)

Don Riccardo Pecchia
29 Maggio 2021
Tempo di lettura: 3 minuti

 

Beato Rolando Maria Rivi, nacque a San Valentino di Castellarano (Reggio Emilia) il 7 gennaio 1931, da una famiglia di contadini cristiani. A soli 11 anni, nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale, entrò nel seminario di Marola (Reggio Emilia), dove vestì per la prima volta l’abito talare che non lascerà più fino alla morte, portandola anche quando l’Italia era divisa da un odio fratricida diffuso dai comunisti che consideravano i sacerdoti nemici da uccidere. Il desiderio di diventare “sacerdote e missionario” cresce guardando alla figura del suo parroco, don Olinto Marzocchini, uomo di ricchissima vita interiore, attento alle cose che veramente contano, che fu per il ragazzo una guida e un maestro. Ma il suo sogno di diventare prete si spezzò nel 1944 quando i soldati tedeschi occuparono il seminario di Marola e tutti i ragazzi dovettero tornare nelle loro case e continuare gli studi da soli. Anche Rolando, tornato a casa, continua gli studi da seminarista, sotto la guida del parroco, e porta nel suo paese un’ardente testimonianza di fede e di carità, vestendo sempre l’abito talare, Per questa sua testimonianza di amore a Gesù, così intensa da attirare gli altri ragazzi verso l’esperienza cristiana, Rolando, nel clima di odio contro i sacerdoti diffusosi in quel periodo, finisce nel mirino di un gruppo di partigiani comunisti.
«Rolando, non portarla ora. È più sicuro se vai in giro per il paese con gli abiti civili», gli consigliavano i genitori preoccupati per le continue scorribande nelle loro campagne di tedeschi, fascisti e partigiani. Ma Rolando non li ascoltava: «Studio da prete e la tonaca è il segno che io di Gesù», rispondeva con determinazione, dividendosi sempre tra la chiesa, la casa e un boschetto dove andava a studiare. Cosa che fece così anche il 10 aprile 1945, ma quel giorno non tornò a casa. E quando, non vedendolo arrivare, i genitori andarono a cercarlo, trovarono a terra i libri e un biglietto: «Non cercatelo, viene un momento con noi partigiani». Rolando viene sequestrato, portato prigioniero a Piane di Monchio (Modena), accusato di fare la spia per i fascisti, rinchiuso in un casolare per tre giorni, brutalmente seviziato, picchiato e torturato. Il 13 aprile 1945, il ragazzo innocente, a soli 14 anni, spogliato a forza della sua veste talare, viene trascinato in un bosco di Piane di Monchio e ucciso con due colpi di pistola. Quando Rolando capisce che i carnefici non avrebbero avuto pietà, chiede solo di poter pregare per il suo papà e per la sua mamma. Anche in quest’ultimo istante, nella preghiera, Rolando riafferma la sua appartenenza all’amico Gesù, al suo amore e alla sua misericordia. Seguendo le indicazioni di alcuni partigiani, comprese quelle dello stesso assassino, la sera del 14 aprile il papà Roberto e don Alberto Camellini, curato di San Valentino, ne ritrovarono il corpo che presentava il volto coperto di lividi, il corpo martoriato e le due ferite mortali, una alla tempia sinistra e l’altra all'altezza del cuore. Morì il 13 aprile 1942, a 14 anni.
 
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