Chi è il caudatario?

Chi è il caudatario?

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[page_title]  Caudatario deriva dal latino cauda ossia coda.Nel cerimoniale ecclesiastico il caudatario è solitamente un chierico, il quale sostiene l’estremità delle vesti di papi, cardinali ed […]

Caudatario deriva dal latino cauda ossia coda.
Nel cerimoniale ecclesiastico il caudatario è solitamente un chierico, il quale sostiene l’estremità delle vesti di papi, cardinali ed altri prelati con diritto del pontificale. La coda è un’insegna principesca e di dignità, che pone le sue basi storiche nella differenza tra l’abito corto, solitamente da viaggio o per coloro i quali dovessero svolgere lavori manuali, e l’abito con lo strascico, indice dei ceti anticamente più alti.

Le code degli abiti prelatizi esistevano almeno dalla seconda metà del Duecento, tuttavia erano scomode durante le funzioni, quando dovevano essere sciolte, pertanto si cominciò ad esigere chi le sorreggesse. Il motivo era la praticità. Durante i pontificali, i prelati che ne avessero diritto slegavano la coda della propria veste talare, mentre nei solenni cortei indossavano la cappa magna. In entrambi i casi il caudatario svolgeva la propria funzione, sostenendo i lembi.

Dinanzi al Ss.mo Sacramento ed al pontefice, invece, non è permesso che il caudatario sorregga la coda o la cappa, che dunque scivolano in terra, per riverenza e rispetto verso la specie divina del Sacramento e la suprema autorità papale.

Ogni cardinale aveva diritto ad un caudatario personale, che svolgeva altresì funzione di suo cappellano. Preparava i paramenti e nelle cappelle sosteneva berretta, candele, e palme. All’occorrenza rammentava al cardinale cosa dovesse fare durante il complesso cerimoniale delle celebrazioni. I caudatari dei cardinali avevano l’indulto personale dell’altare privilegiato per due giorni alla settimana e potevano godere dei benefici residenziali di canonicati o d’altro genere, oltre l’eventuale appannaggio.

L’abito proprio, durante le funzioni, era composto da talare paonazza, cui si sovrapponeva una cappa del medesimo colore, detta volgarmente soprana. Secondo quanto stabilito da Pio IV e Paolo V.

Quando il cardinale portava la mitra, il caudatario assumeva la cotta sopra la cappa paonazza e un velo bianco a guisa di stola. Nelle cappelle cardinalizie, invece, indossava talare paonazza e ferraiolo nero. Fuori dalle mansioni di servizio vestiva talare nera e collare paonazzo[1].

Il caudatario del papa era priore dei caudatari cardinalizi e primo cappellano segreto, egli regolava le attribuzione di tutti gli altri. Il cappellano segreto caudatario accompagnava il pontefice e laddove fosse mancato il maestro di cerimonie, ne avrebbe svolto le mansioni. Sosteneva il lembo dell’abito talare del pontefice e le altre sue vesti o accessori durante gli spostamenti e le visite. Tuttavia, il manto e la falda papali erano sorretti da altre dignità, tra le quali il cardinale protodiacono.

Durante le solennità di Pasqua, dell’Assunta, di Natale ed Ognissanti,  nel palazzo apostolico il papa o il maggiordomo impartivano la comunione alla famiglia nobile pontificia, mentre il caudatario agli altri membri della medesima.

Il caudatario del papa era un prelato di mantellone, quindi l’abito proprio era quello del rispettivo grado prelatizio[2].

Non avevano il privilegio del caudatario i prelati di mantelletta nel rango dei protonotari apostolici e dei prelati domestici. Tali dignità pontificie, pur avendo diritto alla coda, dovevano mantenerla legata tramite un apposito bottone, anche durante il pontificale. Pio X, al fine di ratificare questa regola, la specificò nel motu proprio conosciuto col nome di Inter multiplices[3].


  1. [1] Cf. G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica. Da S. Pietro sino ai giorni nostri,Venezia 1841, vol. 10, sub verbo Caudatario.
  2. [2] Cf. G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, cit., vol. 8, sub verbo Cappellani segreti del Papa.
  3. [3] Pio X, Motu Proprio De protonotariis apostolicis, praelatis urbanis, et aliis qui nonnullis privilegiis praelatorum propriis fruuntur (21 febbraio 1905).
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