Contemplata aliis tradere

Il 7 marzo 1274 presso l’Abbazia di Fossanova San Tommaso d’Aquino lasciava questo esilio terreno per ricevere la corona di gloria e godere eternamente di quella visione beatifica, che in vita aveva contemplato per speculum et in aenigmate (1Cor 13,12).
Alla scuola di San Tommaso d’Aquino
Introduzione

Il 7 marzo 1274 presso l’Abbazia di Fossanova San Tommaso d’Aquino lasciava questo esilio terreno per ricevere la corona di gloria e godere eternamente di quella visione beatifica, che in vita aveva contemplato per speculum et in aenigmate (1Cor 13,12). Ben si addice alla sua breve, ma intensa esistenza, il noto aforisma dell’Ordine dei Predicatori, di cui fu insigne membro, degno figlio di San Domenico: «Contemplata aliis tradere». Esso è certamente un motto programmatico, che sottolinea la particolare attitudine dei padri domenicani alla contemplazione teologica, la quale si fa azione nella predicazione, ovvero nella condivisione di ciò che è stato concesso di contemplare. Questo motto, altresì, sintetizza in modo mirabile la persona, la vocazione e l’eredità di San Tommaso, che costituisce ancora oggi, a quasi otto secoli dalla sua nascita al cielo, la guida e il modello di ogni teologo rettamente intenzionato.

La fede cristiana ci insegna che il fine dell’uomo è conoscere, amare e servire Dio in questa vita per goderlo eternamente in Paradiso (Cfr. PIO X, Catechismo della dottrina cristiana, 13). Questo è ciò che ha compiuto in modo eminente San Tommaso d’Aquino, il quale ha, innanzitutto, impiegato la sua vita nel conoscere Dio attraverso il dono dell’intelligenza, che Egli stesso gli aveva donato. Coltivando la filosofia e particolarmente la teologia, l’Aquinate è giunto ad una conoscenza così profonda dei misteri divini, che ben gli vale il titolo di Doctor Communis. La ricerca conoscitiva di Dio, tuttavia, è sempre mossa dalla Carità, virtù infusa ed essenza stessa di Dio. Ciò che spinge la ragione a investigare il mysterium tremendum et fascinans non può che essere l’amore: anelito, posto da Dio stesso nel nostro intimo, a trascendere il finito. La trascendenza, però, è raggiungibile con l’ausilio della fede, che permette di conoscere anche ciò che è oscuro alla ragione, ma mai contrario ad essa. L’Aquinate, perciò, oltre ad essere un eminente filosofo ed un dotto teologo, fu anche e soprattutto un profondo mistico, che fece dell’orazione la principale fonte della conoscenza di Dio. Ma conoscere i divini misteri non basta: la fede implica anche il servizio di Dio nella condivisione della conoscenza acquisita. Scrive, infatti, a riguardo San Tommaso: «Come è meglio illuminare che non semplicemente brillare, così è meglio comunicare agli altri ciò che si è contemplato che non contemplare soltanto» (STh II-II, q.188, a.6). Questa fu la vocazione, che nella sua breve vita il Dottore Angelico coltivò, servendo il Signore come predicatore, come maestro e come teologo, spiegando in maniera armonica e sublime i dogmi della fede cattolica.

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La particolare importanza del sistema filosofico-teologico tommasiano è stata da sempre riconosciuta dalla Santa Madre Chiesa, che ne ha fatto il maestro per eccellenza negli studi teologici. Nel corso dei secoli gli scritti del santo dottore hanno illuminato e guidato generazioni e generazioni di studenti, ma anche di maestri, che hanno trovato in essi una base sicura per la dotta ignoranza dei misteri divini. Tale solidità di contenuti è stata riconosciuta anche a livello magisteriale dai Romani Pontefici, che hanno indicato San Tommaso come il fondamento degli studi per tutti coloro, che si incamminano nella nube oscura e illuminante della teologia. In particolare fu Leone XIII a dare nuova vita agli studi tomistici con l’enciclica Aeterni Patris del 4 agosto 1879 (Cfr. DH 3135-3140). In essa Papa Pecci afferma che il Dottore Angelico raccolse in sé le dottrine dei Santi Padri e dei teologi, che lo precedettero, «ne compose un insieme organico, le dispose con ordine meraviglioso e le accrebbe con grandi aggiunte così da meritare di essere considerato eccellente presidio e gloria della Chiesa Cattolica» (DH 3139). Anche il Concilio Ecumenico Vaticano II nel Decreto Optatam totius sulla formazione sacerdotale propone l’Aquinate come maestro negli studi teologici, affermando: «Per illustrare quanto più possibile i misteri della salvezza, gli alunni imparino ad approfondirli e a vederne il nesso con un lavoro speculativo, avendo San Tommaso per maestro» (CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decreto Optatam totius, 16).

Da questa profonda convinzione nasce la presente rubrica, che si impegna nella modestia dei mezzi e nella limitatezza della scienza a presentare quanto San Tommaso ci ha lasciato come eredità e responsabilità, per la maggiore gloria di Dio e la salvezza delle anime.

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