I 7 vizi capitali: la superbia

I 7 vizi capitali: la superbia

"La persona superba esagera le proprie qualità personali, parla sempre di se stessa, delle sue imprese, è gelosa di chiunque ottenga onore e quindi lo rubi a lei. Simili persone cadono in un sacco di errori."
"La persona superba esagera le proprie qualità personali, parla sempre di se stessa, delle sue imprese, è gelosa di chiunque ottenga onore e quindi lo rubi a lei. Simili persone cadono in un sacco di errori."

Fulton J. Sheen, da “Amatevi gli uni gli altri”

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"La persona superba esagera le proprie qualità personali, parla sempre di se stessa, delle sue imprese, è gelosa di chiunque ottenga onore e quindi lo rubi a lei. Simili persone cadono in un sacco di errori."

“La persona superba esagera le proprie qualità personali, parla sempre di se stessa, delle sue imprese, è gelosa di chiunque ottenga onore e quindi lo rubi a lei. Simili persone cadono in un sacco di errori.”

La superbia è un amore disordinato della propria eccellenza. Essa, quindi, detronizza Dio dall’anima e intronizza l’«io». «Nessun Dio, nessun padrone. Io sono Dio. Io sono il mio proprio padrone». Gli uomini sono come spugne. Come una spugna può contenere tanta acqua secondo la sua capacità, così ogni uomo può avere l’onore che si merita. Tanto l’uomo come la spugna raggiungono presto il punto di saturazione. Quando una spugna passa quel punto, comincia a gocciolare. Quando un uomo passa quel punto, non è lui che porta l’onore, è l’onore che porta lui.

La persona superba esagera le proprie qualità personali, parla sempre di se stessa, delle sue imprese, è gelosa di chiunque ottenga onore e quindi lo rubi a lei. Simili persone cadono in un sacco di errori. L’invidioso non s’accorge che il suo criticare gli altri equivale a criticare se stesso. Chi accusa gli altri d’infedeltà, di gelosia, di superbia, generalmente commette tutti questi peccati. Egli proietta sopra gli altri i propri difetti e nel giudicare gli altri, resta giudicato lui stesso.

Leggete queste domande lentamente e rispondete sinceramente:

  • Ho attribuito alla mia opinione un valore superiore alla sapienza di Dio o alla sua legge morale, o alla tradizione cristiana, o all’insegnamento della sua Chiesa?
  • Ho avuto la presunzione di sentenziare su argomenti religiosi, malamente o poco conosciuti?
  • Ho trascinato altri in peccato col beffarmi della legge di Dio, chiamandola antiquata, impossibile, troppo vecchia?
  • Come può Dio riempirmi con la sua grazia, se io sono già riempito di me stesso?
  • Sono convinto che ogni pregio che ho ricevuto viene da Dio e che quindi devo ringraziare Lui? Udite S. Paolo: «Che cosa hai tu che non abbia ricevuta e se tu l’hai ricevuta, perché ti vai gloriando, come se non l’avessi ricevuta?» (Prima ai Corinti, 4, 7).
  • Cerco sempre di essere osservato? Cerco la pubblicità, come se il principio e la conclusione della mia vita debbano essere conosciuti dalla gente? Odi le parole del Maestro : «Quando sei invitato a mensa, va’ a sederti nell’ultimo posto, in modo che chi ti ha invitato ti dica: — amico, vieni più in su. Allora tu sarai glorificato davanti ai presenti che siedono a tavola con te». (S. Luca, 14, 10).
  • Ho sempre praticato l’umiltà e riconosciuto la verità riguardo a me stesso? Odi di nuovo il Maestro: «Prendete sopra di voi il mio giogo e venite a scuola da me, perché io sono mite e umile di cuore. Voi così troverete pace per le vostre anime». (S. Matteo, 11, 29)
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