Il Santo Sacrificio, come prima cosa, rende gloria a Dio in una maniera perfettissima perché Gesù, attraverso il sacerdote, offre nuovamente al Padre tutti gli atti di adorazione, di riconoscenza e di amore che offrì duemila anni fa sul Calvario. Questa offerta del Figlio al Padre ha un valore morale infinito! Offrendosi come vittima pura, santa ed immacolata, Gesù rivela il dominio di Dio su tutte le cose. L’adorazione che Dio riceve durante la Messa da parte di tutti coloro che vi partecipano, formano quello che chiamiamo “rendimento di grazie” o, in maniera più esplicita, culto eucaristico.
Non vi è nulla, inoltre, che può impedire il conseguimento di tale effetto, nemmeno l’indegnità del sacerdote che celebra, poiché il valore del sacrificio non dipende da colui che lo celebra – il ministro ordinato – ma da Colui che viene offerto e si offre come Vittima. Dunque, se così si può dire, il sacerdote che celebra la Messa è in realtà secondario rispetto a Cristo, sommo ed eterno Sacerdote. È Gesù, infatti, che agisce attraverso il ministro di Dio che celebra la Messa, poiché Egli è Altare, Vittima e Sacerdote. È, perciò, la stessa ostia (cioè vittima) e lo stesso sacerdote Colui che si offre oggi per mezzo del ministro di Dio e quello che si è offerto una volta per sempre sulla croce: Gesù Cristo.
Dunque, quando assistiamo alla Santa Messa, rendiamo a Dio tutti gli omaggi che Gli sono dovuti e nel modo più perfetto in cui si possano compiere poiché facciamo nostro quello stesso culto proprio di Gesù Vittima. E non commettiamo quell’errore modernista che spesso porta a pensare e dire che “tutto questo non ha a che fare con la nostra santificazione”! Quando noi glorifichiamo Dio, Egli si china amorosamente su di noi, e più ci occupiamo della Sua gloria tanto più Egli si occupa ed agisce per i nostri interessi spirituali, per la salvezza della nostra anima.
Il Sacrificio Divino, poi, ha un altro effetto che è “propiziatorio”: offrendo a Dio l’ossequio a Lui dovuto e un giusto compenso per il peccato commesso (parlando in senso umanitario, non il peccato solamente di una singola anima), fa sì che Dio ci conceda, non direttamente la grazia santificante – effetto proprio del sacramento – bensì la grazia attuale e il dono della penitenza, e alla remissione, quando si è pentiti e contriti, dei peccati più gravi.
Inoltre, è anche “soddisfattorio”, nel senso che rimette ai peccatori pentiti almeno una parte della pena temporale causata dal peccato, proporzionalmente alle disposizioni più o meno perfette con cui vi assistono. Ecco perché, afferma il Concilio di Trento, può essere offerto non solo per i peccati ed i bisogni spirituali dei vivi, ma anche per coloro che sono morti in Cristo senza aver sufficientemente espiato le colpe. Si può ben vedere come questo doppio effetto – propiziatorio e soddisfattorio – contribuisca al nostro progresso spirituale.
Il grande ostacolo della vita in comunione con Dio è il peccato. Ottenerne il perdono e spogliarci sempre più di esso, è preparare un’unione sempre maggiore con Dio.