In tal modo fu spalancata la porta della Vita

In tal modo fu spalancata la porta della Vita

di Luca Niutta

Anche quest’anno, in tempi così semplici ma molto segnati, siamo giunti alla solennità del Sacro Cuore di Gesù, che non a caso si celebra il Venerdì successivo alla Solennità del Corpus Domini: dopo averci fatto celebrare il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità del nostro Signore, la Chiesa, nella Sua grande sapienza, ci spinge a guardare al Cuore del Signore, cui dedica una festa importantissima. Nel Suo infinito Amore Misericordioso, Dio ha deciso di farsi uomo per la nostra Salvezza, rendendosi simile a ognuno di noi, eccetto che nel peccato; è ben ovvio allora che anche Lui, come ognuno di noi ha avuto un cuore, ma il Cuore del Signore è molto diverso dal nostro: quel Cuore divino, privo della ferita del peccato originale, è capace di un amore infinito, vero, ricco di misericordia e di compassione per i Suoi fratelli, segnati invece dalla piaga mortale del peccato; è un cuore grande, capace di amare tutta l’umanità, ma soprattutto capace di amare qualsiasi persona, nessuno escluso, poiché Cristo amava tutti con un amore irraggiungibile, ma imitabile. Dobbiamo quindi ringraziare la Santa Chiesa per aver ribadito questo grande mistero d’amore, indicandoci la via della Misericordia e del perdono come via cardine della vita di ogni cristiano; è proprio questo il senso di questa festa: comprendere l’Amore che il Signore riserba a ognuno di noi e “cantarlo” a tutte le creature seguendo il suo insegnamento: “amatevi gli uni e gli altri, come io vi ho amato”.

L’introito alla Santa Messa odierna ci canta che: “Il piano del Signore sussiste per sempre, per liberarlo (il fedele) dalla morte e nutrirlo in tempo di fame.”; con il Salmo 32 la Chiesa ci ricorda che l’Amore del Signore è eterno e il progetto attuato da Dio per la nostra Salvezza non viene mai meno: anche quando questo progetto viene meno a causa delle scelte umane, il Signore è sempre pronto a liberarci da qualsiasi pericolo, perfino quando siamo noi, a causa della nostra debolezza, a non voler scappare davanti alla tentazione o a non domandare aiuto a quel tenero Suo Cuore. Nel graduale ci viene poi mostrata una lieta notizia: addita agli erranti la via; mediante la ferita del costato e quindi del Suo Sacratissimo Cuore, Gesù apre al mondo quella ferita che sprigiona grazia, ricchezza, amore vero, spirito… quella ferita che converte il Cuore degli erranti mostrando loro la dolce e vera Vita, così come dice lo stesso Signore: “Venite a Me voi tutti che siete affaticati e oppressi, vi darò ristoro… il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” Il Vangelo che quest’oggi mediteremo si conclude con la frase: “Volgeranno gli sguardi a colui che hanno trafitto.”; a mio parere personale, queste persone che hanno trafitto il Redentore siamo anche noi, che durante le nostre cadute e debolezze trafiggiamo con la spada del peccato quell’amabilissimo Cuore sofferente, e poi, quando ce ne rendiamo conto, restiamo lì, volgendo lo sguardo proprio al Crocifisso, proprio dove il Cristo attende e chiama a sé ogni peccatore perché Lui è innamorato di noi, vuole amarci, vuole donarci tutto se stesso nei secoli eterni. Anche il prefazio inneggia alla Misericordia del Signore: “quel cuore aperto, sacrario della divina clemenza, effondesse su di noi torrenti di misericordia e di grazia; e che esso, che mai ha cessato di ardere d’amore per noi, fosse pace per le anime pie e aperto rifugio di salvezza per le anime penitenti”; in quella piccola ferita aperta nel costato,  ognuno di noi può trovare un porto sicuro nelle battaglie e nelle peripezie della vita.

Scriveva Sant’Agostino: «In tal modo fu spalancata la porta della vita, da cui fluirono i Sacramenti della Chiesa, senza i quali non perveniamo alla vita che è la vera vita»; la nostra devozione per il Sacro Cuore deve essere un vero e intimo rapporto con il Signore, perché è proprio da questo Cuore trafitto che è scaturita la salvezza per il mondo intero. 
“Dolce cuor del mio Gesù, fa ch’io t’Ami sempre più: questa giaculatoria che dovremmo recitare ogni giorno, in particolare in questo mese dedicato al Sacro Cuore, ci invita a chiedere al Redentore di rendere il nostro cuore simile al Suo; simile, poiché il Suo Cuore è imitabile ma irraggiungibile da noi, che siamo nella tribolazione e nella prova, che siamo nella tristezza e nell’ansia della “città dell’uomo”. 

“Ognuno di noi, quando si ferma in silenzio, ha bisogno di sentire non solo il battito del proprio cuore ma, più in profondità, il pulsare di una presenza affidabile, percepibile coi sensi della fede e tuttavia molto più reale: la presenza di Cristo, cuore del mondo”. Benedetto XVI

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