La Messa maya?

La crisi nella Chiesa manifesta tutta la fantasia di comunità in declino e in difficoltà. Fino a che punto ci si può fidare?

La situazione della Chiesa nell’America centromeridionale è, da qualche decennio, a dir poco singolare. Se il numero dei sacerdoti va progressivamente diminuendo, cresce la presenza dei diaconi permanenti, tanto che si è permesso loro, con le rispettive mogli, di guidare anche più di una parrocchia, e si continua a pensare a un’ordinazione sacerdotale di tali diaconi sposati. Come sempre, nelle situazioni di necessità è necessario considerare il perché di una certa crisi ed è opportuno ricercare delle soluzioni al problema. In questo modo, invece, se ne creano molti altri, e lo spirito di Babele è lo spirito di Satana; ma ciò è preoccupante in primo luogo perché avallato da Roma. Come ci ricorda la Scrittura, abyssus abyssum invocat, ed ecco la proposta, di fatto già ampiamente attuata, di costituire un rito “maya” in Messico. Papa Francesco ha già personalmente seguito la vicenda dichiarandosi favorevole al progetto, che tuttavia presenta molti punti equivoci. Innanzitutto si parla di Messa, e quindi la presenza di un sacerdote è ovvia, e ciò contraddice la necessità di trovare soluzioni alla crisi vocazionale con i mezzi a disposizione. Inoltre, nella celebrazione assurgono a ruolo di primo piano due laici, un uomo che guida le preghiere e una donna che ha il compito di incensare1, secondo gli usi presenti presso molti popoli precolombiani. Davanti all’altare del sacrificio di Cristo è presente una piccola ara adorna di fiori e con due candele, che sono considerate principio di validità della Messa e che rappresentano la preghiera di tutto il popolo, espressa anche con danze, il cui senso è quello di accarezzare la madre terra per ringraziarla. Nulla di più pagano, scambiare una creatura per il Creatore e tributare ad essa gli onori dovuti a colui che ha formato l’universo, che viene relegato come un’appendice, una cornice, un sottofondo di un rito che di cristiano non ha nulla. Tutto questo non è nient’altro che sincretismo, una posizione inaccettabile poiché mette sullo stesso piano e fa convivere Cristo e Belial. Se a livello delle conferenze episcopali molti di questi aspetti rituali sono stati approvati, tuttavia manca, per il momento, il riconoscimento ufficiale da Roma. Preghiamo perché lo Spirito Santo consigli bene chi deve pronunciarsi.


Note

  1. Cfr. fsspx.news

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