La ricerca del Sacro Graal

La storia del sacro Graal ha inizio con Giuseppe d'Arimatea, membro del Sinedrio, che si recò presso Ponzio Pilato per ottenere il permesso di prendere il corpo di Gesù dalla croce e conferirgli una degna sepoltura.

La chiesa è una casa bella e santissima, piena di sante reliquie e di tesori, dove vi si compie il sacrificio del corpo di Gesù Cristo, il santo profeta, a cui i Giudei fecero molto male. Egli fu tradito e condannato ingiustamente, soffrì la punizione di morte per gli uomini e per le donne, le cui anime altrimenti sarebbero andate all’inferno, dopo essere uscite dai corpi; ma Egli le liberò da questo pericolo. Gesù fu legato alla colonna, picchiato e poi crocifisso e portò la corona di spine. Ogni giorno, tu dovrai andare nel monastero, in chiesa, per sentire la messa, per pregare e per adorare il Signore.

Perceval o il Racconto del Graal

Il sacro Graal, oggigiorno comunemente identificato come il calice dell’Ultima Cena, ambito dai nobili cavalieri al servizio di re Artù, nel corso dei secoli, è stato rappresentato in diverse forme: un calice, un vassoio, una pisside e persino una candida pietra. Il suo nome, derivato dal francese antico, ha origini latine medievali incerte, e si riferisce a un calice, o a un tipo di piatto profondo, utilizzato per servire i cibi in un sontuoso banchetto medievale. La storia del sacro Graal ha inizio con Giuseppe d’Arimatea, membro del Sinedrio, che si recò presso Ponzio Pilato per ottenere il permesso di prendere il corpo di Gesù dalla croce e conferirgli una degna sepoltura. Giuseppe, insieme a Nicodemo, colui che si era segretamente recato di notte da Gesù, preparò il corpo di nostro Signore per la sepoltura e lo collocò in un sepolcro nuovo, all’interno di un giardino. Secondo l’apocrifo Vangelo di Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea fu successivamente imprigionato dalle autorità ebraiche per aver proclamato la risurrezione di Gesù. Tuttavia, egli fu liberato in modo miracoloso dalla prigione e, portando con sé il Graal, lasciò la Terra Santa per recarsi in Francia e infine in Inghilterra. Ed è proprio qui che la ricerca del sacro Graal si intreccia con le leggende arturiane, diventando l’oggetto preminente di una ricerca cavalleresca.

I valorosi Cavalieri della Tavola Rotonda si avventurano alla ricerca del calice, e il loro successo o fallimento dipende dalla loro purezza e santità. Ne La Queste del Sacro Graal1, la ricerca del Santo Graal, un romanzo del XIII secolo, viene narrato che i degni cavalieri Boort, Perceval e Galaad, dopo aver portato a termine la ricerca del Graal, partecipano alla santa Messa celebrata da un venerabile vescovo di nome Iosephus, figlio di Giuseppe d’Arimatea. Durante il momento della consacrazione, essi sono testimoni di un prodigio: dall’alto scende una figura che assume la forma di un bambino, il cui viso risplende e irradia come il fuoco, penetra nel pane e manifesta chiaramente la sua forma umana ai loro occhi meravigliati. Immediatamente dopo, il celebrante scompare e i cavalieri vedono apparire l’immagine di un uomo, privo di abiti, che sanguina dalle mani, dai piedi e dal costato: è Gesù stesso che dispensa la Sacra Comunione a ciascun cavaliere nel modo consueto. Questa scena richiama alla mente i miracoli eucaristici in cui Cristo si rivela sotto le apparenze del pane e del vino. Già in queste prime versioni della ricerca del sacro Graal, l’immaginario rispecchia chiaramente la fede cattolica nella reale presenza di Gesù Cristo nella Santa Eucaristia. In quel medesimo periodo, la Chiesa nutriva una devozione ancora più profonda per la Santa Eucaristia attraverso l’istituzione della solennità del Corpus Domini, il Corpo e il Sangue di Cristo, nel 1264. Papa Urbano IV chiese a San Tommaso d’Aquino di comporre l’Ufficio divino per questa grande festa, e il santo scrisse i magnifici inni e le sequenze eucaristiche che ancora oggi fanno parte della liturgia, specialmente durante il Giovedì Santo e la Solennità del Corpo e Sangue di nostro Signore Gesù Cristo. Nel momento in cui scrisse l’Ufficio divino per la solennità del Corpus Domini, San Tommaso d’Aquino concepì anche delle preghiere per prepararsi a ricevere degnamente la Santa Comunione. Proprio come il sacro Graal guariva e ristabiliva l’integrità del cavaliere che ne fosse stato degno di trovare e ricevere, San Tommaso, nella seguente preghiera, evidenzia la nostra profonda necessità della grazia curatrice della Santa Comunione:

Dio onnipotente ed eterno, mi accosto al Sacramento del tuo Unigenito Figlio il Signore nostro Gesù Cristo. Mi accosto come infermo al medico della vita; come immondo alla fonte della misericordia; come cieco alla luce dell’eterna chiarezza; come povero e miserabile al Signore del cielo e della terra. Imploro pertanto l’abbondanza della tua immensa larghezza perché tu voglia guarire la mia infermità, lavare le mie sozzure, illuminare la mia cecità, arricchire la mia povertà, coprire la mia nudità, per cui riceva il Pane degli Angeli, il Re dei re, il Signore dei signori, con tale riverenza e umiltà, con tale purezza e fede quale si richiede per la salvezza della mia anima. Concedimi, ti prego, di ricevere non solo il Sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, ma anche la realtà e la virtù di questo Sacramento. Dolcissimo Dio, fa’ che io riceva il Corpo del tuo Unigenito Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo che egli prese nel seno della Vergine Maria, in modo da essere unito al suo corpo mistico e annoverato fra i suoi membri. Concedimi, Padre amorosissimo, di contemplare infine apertamente e per sempre il Figlio tuo diletto, che ora mi propongo di ricevere adombrato sotto i veli eucaristici. Tu che vivi e regni, o Dio, insieme con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.2

Noi, oggi, come i valorosi cavalieri medievali, sebbene indegni, abbiamo il privilegio di trovare il sacro Graal in ogni santa Messa. Nostro Signore Gesù Cristo lo ha donato alla sua Chiesa nella notte prima della sua morte e ha comandato agli apostoli di compiere questo in sua memoria.3 In ogni celebrazione della Messa, le parole di consacrazione rendono presente il Signore nella santa Comunione, che è la nostra fonte sacramentale di nutrimento e guarigione. Il mistero celebrato in ogni santa Messa è immenso. Quando un sacerdote solleva nelle sue mani il pane consacrato e nel calice il vino consacrato, le sue mani e quel calice diventano strumenti portatori della divinità stessa. Quelle mani, il pane nella pisside e il sangue nel calice, portano la divinità come se fossero il sacro Graal stesso, sul quale Gesù nell’Ultima Cena pronunciò le parole: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi. Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi.”3 Nutrirsi devotamente della Santa Eucaristia, in cui Nostro Signore Gesù è presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, permette all’anima di conformarsi a Gesù, lasciandovi una traccia eucaristica. Ecco perché i cristiani dei primi tempi si riunivano per celebrare l’Eucaristia, desiderando trascendere il tempo e vivere alle soglie dell’eternità anche in questa vita, poiché volevano commemorare quel momento nella storia del cosmo in cui la nuova ed eterna alleanza fu sigillata attraverso il sacrificio perfetto della vittima perfetta.

Ogni santa Messa concede, a noi cavalieri del presente, l’occasione di vivere l’esperienza della grazia e della comunione con Dio. Il nutrirsi devotamente della Santa Eucaristia, ci conduce sulla via della santità, trasformando profondamente la nostra anima e aprendo le porte dell’eternità. Questo dono inestimabile ci avvicina sempre di più al cuore del nostro Signore.


Note

  1. La ricerca del Santo Graal è un romanzo in prosa in lingua d’oïl, scritto nel XIII secolo da un autore anonimo appartenente all’ambiente monastico, e più precisamente cistercense.
  2. San Tommaso d’Aquino, preghiere di adorazione eucaristica, preparatoria a ricevere la Santa Comunione.
  3. cfr. Lc. 22, 19-20.

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