Lettera alle donne - Ecclesia Dei

Card. Carlo Caffarra

Lettera alle donne 

Nella giustizia originaria, l’uomo e la donna sono in possesso di un’armonia interiore che impedisce loro di guardarsi come possibile oggetto di uso: di degradarsi ad essere qualcosa di cui poter disporre, e non più qualcuno da volere "per se stesso".

Lettera alle donne

La deturpazione causata dal peccato nella persona è accaduta anche nella donna: è stata una deturpazione anche della femminilità umana.

Questo processo di deturpazione può essere verificato ad un duplice livello. A livello della “verità ed ethos della comunione delle persone”: delle strutture antropologiche permanenti. E a livello delle forme che storicamente, istituzionalmente anche, le deturpazioni hanno via via assunto. Vorrei ora fermarmi a riflettere su questi guasti che il peccato ha prodotto dentro alla “forma femminile” dell’umanità. Non con altro scopo, carissime sorelle, che quello di rendervi vigilanti e critiche, in vista di un impegno più efficace per la difesa e la promozione della vostra dignità di persone.

7. Prima di compiere questa verifica credo utile riflettere sul testo che conclude il racconto della creazione. Esso recita: “ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non me provavano vergogna” (v. 25). Che significato ha questa nudità originaria?

Lettera alle donne

Nella giustizia originaria, l’uomo e la donna sono in possesso di un’armonia interiore che impedisce loro di guardarsi come possibile oggetto di uso: di degradarsi ad essere qualcosa di cui poter disporre, e non più qualcuno da volere “per se stesso”. La nudità di cui parla il testo significa che uomo e donna, nella giustizia originaria, possedevano in pieno la vera libertà, quella che consiste nella capacità di donarsi. Attraverso il corpo essi vedevano la persona e quindi, a causa rispettivamente della vista della mascolinità e della femminilità, prendevano continuamente coscienza della loro vocazione alla comunione interpersonale. Ma il testo forse vuole anche richiamare la nostra attenzione sulla condizione fondamentale della libertà intesa come capacità di auto-donazione: la padronanza di sé (l’auto-dominio). Non si può infatti donare ciò che non si possiede.

La perdita della giustizia originaria, nella quale Adamo trascina l’intera sua discendenza, consiste prima di tutto nella disobbedienza al Creatore. Ma quest’ingiustizia verso Dio ha come conseguenza la perdita immediata della nudità originaria. L’uomo e la donna perdono questa capacità di guardarsi come persone attraverso la loro mascolinità-femminilità: come persone che volute “per se stesse”, possono ritrovarsi solo nel dono sincero di sé. Perdono la capacità di farsi questo dono, pur permanendo in essi la tensione alla e l’esigenza della comunione interpersonale.

La radice di tutta la deturpazione della verità originaria della donna è questa!

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