L’ultimo Imperatore – Beato Carlo d’Asburgo

L’ultimo Imperatore – Beato Carlo d’Asburgo

Il beato Carlo fu l'ultimo imperatore d'Austria e re apostolico d'Ungheria, morto a soli 34 anni, dopo aver regnato per circa due anni sul plurisecolare impero austro-ungarico come successore di Francesco Giuseppe
Il beato Carlo fu l'ultimo imperatore d'Austria e re apostolico d'Ungheria, morto a soli 34 anni, dopo aver regnato per circa due anni sul plurisecolare impero austro-ungarico come successore di Francesco Giuseppe

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Il beato Carlo fu l'ultimo imperatore d'Austria e re apostolico d'Ungheria, morto a soli 34 anni, dopo aver regnato per circa due anni sul plurisecolare impero austro-ungarico come successore di Francesco Giuseppe

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Siamo nel 1916, precisamente il 21 novembre: la Grande Guerra, l’Inutile Strage, è nel pieno del suo svolgimento; la battaglia di Verdun sta giungendo al termine, la Somme è terminata da 3 giorni, gli Italiani stanno contrattaccando l’Impero Austroungarico, dopo aver subito la battaglia degli Altipiani, sferrando la 9° offensiva sul fiume Isonzo.

In questo 21 novembre 1916 muore il vecchio e amato Re-Imperatore Francesco Giuseppe, dopo 68 lunghi anni di governo, e gli succede il nipote Carlo. In condizioni ordinarie Carlo non avrebbe dovuto salire al trono, in quanto piuttosto in fondo alla linea di successione. Tuttavia molti lutti si verificarono nell’arco di 25 anni in casa Asburgica, avvicinando Carlo al trono: per ultimo morì suo zio l’Arciduca Francesco Ferdinando, assassinato nel 1914 da un terrorista serbo al soldo dei russi.

Carlo ha 29 anni compiuti quel giorno. Possiede una Fede granitica in Dio Padre, ereditata dalla madre Maria Giuseppina di Sassonia e dai suoi vari tutori della fanciullezza (un domenicano, il canonico del Duomo di Santo Stefano di Vienna, il vescovo di Vienna e altri). Fede vissuta in modo esemplare, anche nel mezzo della guerra: egli era in trincea sul fronte italiano, fianco a fianco dei suoi soldati. Divideva il rancio con loro, era l’ultimo a coprirsi quando iniziavano a piovere le granate e i proietti dell’artiglieria italiana e partecipava tutti i giorni alla Messa celebrata al fronte. Sul manico della sua sciabola aveva fatto incidere le parole Sub tuum praesidium, proprio come sulla sua fede nuziale, per onorare la Madonna alla quale era devotissimo. Vietò l’apertura di postriboli e fece costruire invece delle vere e proprie case, dove i soldati potessero alloggiare in modo più dignitoso, piuttosto che nelle trincee fangose, piene di topi e insetti. Questo suo contegno umano, sprezzo del pericolo e rifiuto degli agi fece sì che i suoi soldati lo adorassero.

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La situazione del tempo all’interno dell’Impero Asburgico rende impossibile l’incoronazione come Imperatore d’Austria, ma Carlo riesce ad essere incoronato Re Apostolico d’Ungheria. Il 30 dicembre del 1916 si svolse la magnifica cerimonia, presieduta da Papa Benedetto XV: per Carlo questo sarà un giorno importantissimo, che determinerà moltissime sue azioni future.  Carlo vivrà questa incoronazione come un mandato divino di governare «i suoi popoli», come lui stesso definiva tutte le nazionalità presenti all’interno del vasto Impero Asburgico, e di farlo secondo la Fede Cattolica.
Questa fedeltà al giuramento fatto durante l’incoronazione lo portò a compiere delle scelte molto coraggiose, alcune delle quali si possono definire vero eroismo.

Vietò l’uso massiccio di gas asfissianti da parte del suo esercito, scelse di non costruire sottomarini e di non impiegare l’aviazione per bombardare le città, tutte cose da lui definite inumane e non degne di un conflitto.  Il suo concetto di guerra fu molto legato alla tradizione cavalleresca cattolica medievale, ormai divenuto in quegli anni solo un orpello archeologico tra le pieghe della storia.

Carlo si impegnò risolutamente nella ricerca di una soluzione diplomatica del conflitto durante tutto il suo periodo di regno: molte le missive che inviò ad Inghilterra, Francia e Russia. Il suo alleato tedesco, il kaiser Guglielmo II, era favorevole all’iniziativa di Carlo: la pace gli avrebbe concesso le condizioni per affrontare la crisi politica interna che andava delineandosi nel suo impero. I politici inglesi, contraddistinti dal loro emblematico pragmatismo, desideravano porre termine al conflitto per concludere quell’eccidio che non consentiva più uno sviluppo economico alla loro nazione. Nonostante questo, Carlo non ottenne mai il successo sperato: sebbene Inglesi e Tedeschi valutassero positivamente l’idea di terminare il conflitto, i Francesi non potevano saperne di fare pace con le «maledette monarchie cristiane».
Gli ideali della Rivoluzione del 1789 erano ancora vivi nella classe politica e dirigente della Francia (e lo sono ancora oggi…), gli stessi ideali che portarono alla decapitazione di Re Luigi XVI nel 1791.  Per motivi ideologici scelsero di proseguire la guerra ad oltranza, nonostante avessero appena subito il devastante bombardamento tedesco su Verdun: 700.000 perdite totali su entrambi gli schieramenti, guadagnando così il macabro record storico per maggior numero di morti per metro quadro.

Non fosse stato per la Francia, la Grande Guerra avrebbe potuto fermarsi nel 1916, grazie all’iniziativa del Beato Carlo. Alla pace si opposero anche le logge massoniche dell’epoca, le quali approfittarono della situazione creatasi per attuare i loro piani di distruzione della Chiesa e del suo ultimo baluardo politico e sociale: l’Impero Asburgico.

Nel 1918 gli imperi centrali non poterono più sostenere lo sforzo bellico, principalmente per problemi di politica interna. Giorno dopo giorno, diventava sempre più difficile giustificare l’atroce numero di morti sui vari fronti; i tedeschi scatenarono delle rivolte, i soldati austro-ungarici smisero di combattere, semplicemente. Contrariamente a quanto si può pensare, l’Austria non fu sconfitta dall’esercito italiano dopo la vittoria di Vittorio Veneto, bensì fu sconfitta dalla propaganda e dal volantinaggio aereo inglese, che a più riprese sganciarono i loro pacchi sul fronte italo-austriaco. Ciò che dicevano era approssimativamente questo: «Abbattete voi il vostro impero, prima che lo facciamo noi, e ponete fine alla guerra».

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Quando Carlo venne avvisato dei suoi ministri della sconfitta definitiva e che la vita dell’Impero era a qualche giorno dal termine, per prima cosa chiese di celebrare la Messa e di ricevere la Santa Eucarestia. Scappò in Svizzera, per evitare di essere catturato ed ucciso negli sconvolgimenti di quei giorni concitati. Tuttavia osservò sempre la situazione politica dell’Austria e dell’Ungheria, per cercare di capire cosa pensassero i suoi popoli di tutto quello che era accaduto. Per due volte Carlo cercò di tornare sul trono ungherese, che Dio stesso gli aveva affidato nel 1916. Durante il primo tentativo del 1919 Carlo incontrò il governatore Horty, un tempo a lui fedele, il quale però non aiutò il suo vecchio Imperatore nel tentativo di restaurare la monarchia e gli consigliò di tornare in Svizzera; le truppe della Triplice Alleanza erano ancora nella città e lo avrebbero catturato.
Carlo dovette tornare in Svizzera. Tuttavia non si arrese e non smise di cercare di tornare sul trono, perché non poteva rinunciare ad esercitare quel dovere (e non diritto!) di governo che Dio gli aveva chiesto come missione per la sua vita. Il secondo tentativo fallì, perché mal organizzato e perché si crearono troppi disordini. Carlo decise di consegnarsi agli Inglesi per evitare una guerra civile, tuttavia non abdicò e non rinunziò al titolo di Imperatore d’Austria e Re d’Ungheria, perché, così diceva, era per lui impossibile sciogliere un giuramento fatto dinanzi a Dio.

Per questo suo rifiuto, venne esiliato a Madera in una casa molto mesta. Durante l’inverno era quasi impossibile da scaldare, nonostante nei camini bruciasse molta legna. Carlo arrivò sull’isola nel novembre del 1921. Visse lì per soli 5 mesi, perché il 1 aprile 1922 morì per polmonite. L’ultimo imperatore cattolico aveva 35 anni e lasciava su questa terra 7 figli e la moglie incinta dell’ottavo. Contrasse la polmonite quando, un giorno di inverno, uscì di casa e andò al mercato per comprare dei giocattoli per i suoi figli. Non aveva di che coprirsi adeguatamente e così si ammalò irrimediabilmente.

Sul letto di morte, i pensieri di Carlo erano tutti rivolti al suo Gesù, che continuava ad invocare e a pregare. Spirò in pace, finalmente contento di potersi unire al suo Dio.

Carlo fu beatificato da Giovanni Paolo II nel 3 ottobre del 2004. Per sua intercessione avvenne un miracolo di guarigione. L’esempio di Carlo insegna a tutti i cattolici l’amore verso le virtù cristiane, esercitate con un eroismo ammirabile, e il rispetto indissolubile del proprio dovere verso Dio.

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