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Omelia del Card. Siri sui Santi Pietro e Paolo

Gesù non l’ha forzato per ottenere questo effetto e per consolare tutti coloro che debbono educare gli altri. Non sempre hanno fortuna; alla fortuna ha rinunciato anche Gesù Cristo nei riguardi dei Suoi Apostoli.

Nella solennità dei SS. Pietro e Paolo è abbastanza logico si dia la preferenza a S. Pietro, perché dei due questo è l’unico che vive nei suoi successori ed è altrettanto facile che parlando di S. Pietro il fulgore dell’ufficio attragga e ci si dimentichi dell’uomo. Ritengo sia bene considerare il rapporto tra l’ufficio e questo uomo: penso che questa riflessione illuminerà molto della storia della Chiesa.
L’uomo Pietro, il pescatore di Galilea chiamato sulle rive di Tiberiade, era un carattere non facile: intelligente, generoso, sanguigno, con esplosioni di generosità straordinaria che però non duravano. Ecco modellata la figura del pescatore di Galilea. Si trattava di note caratteristiche che potevano essere utili e buone, ma che comportavano anche qualche cosa di negativo. Gesù lo ha preso così, e così lo fece capo del Suo Regno in terra…
I difetti che avevo enumerato sono forse scomparsi durante i tre anni di compagnia con Gesù Cristo? No. E perché? La ragione è che Nostro Signore – l’ho detta a proposito d‟altri in questi giorni – voleva dare un esempio a tutti coloro – e sono una buona parte del genere umano – che devono educare gli altri (i genitori sono i primi educatori e sono, a quanto pare, la maggioranza del genere umano). L’ha lasciato con quel miglioramento che avrebbe potuto ottenere un educatore umano con i suoi mezzi umani. Gesù non l’ha forzato per ottenere questo effetto e per consolare tutti coloro che debbono educare gli altri. Non sempre hanno fortuna; alla fortuna ha rinunciato anche Gesù Cristo nei riguardi dei Suoi Apostoli…
E lo vediamo qui che cosa hanno fatto i suoi difetti e le non troppe virtù: ha rinnegato tre volte Cristo. Fermiamoci un momento a questo punto: ha perduto forse la sua designazione ed elezione conferitagli nei pressi di Cesarea di Filippo come Capo del Regno di Dio in terra? No. Pochi giorni dopo, non molti giorni dopo, il potere dato gli sarebbe stato confermato, non ridato una seconda volta, ma confermato; non l’ha perso. E questo segna la perfetta distinzione nella persona di Pietro e di tutti i suoi successori che c’è tra lufficio e la persona: la colpa di Pietro non ha distrutto il primato di Pietro. È stato confermato come ce ne è data garanzia nel capitolo 21̊ del Vangelo di Giovanni (vv. 15ss)…
Perché Dio ha permesso questa lentissima evoluzione delle anime degli Apostoli e soprattutto di Pietro? Perché? Perché nessuno si meravigliasse di quello che sarebbe capitato nella storia. È stolto chi che si meraviglia della storia, se Dio si è compiaciuto lasciare a tutti i membri della Sua Chiesa la perfetta libertà, anche al capo, e se Dio si è compiaciuto di far sapere così che le sorti della Chiesa le teneva in mano Lui, e non sarebbero mai state compromesse definitivamente dai peccati dei successori degli Apostoli…
Dio ha voluto scavare un abisso tra l’ufficio e la persona attraverso tutta l’esperimentazione evangelica, perché fosse chiaro che l’ufficio non avrebbe mai perso nulla di forza in ragione dell’indegnità della persona… No, niente è legato alla dignità del ministro di quello che è sacramentale e di quello che viene da Cristo, tanto è vero che si poteva affermare nella Sacra Scrittura che la parola del Signore non sarebbe tornata mai vuota, mai. Siamo o non siamo santi, siamo o non siamo delinquenti, mai torna vuota. E così Pietro dietro a sé lascia queste certezze.


(card. G. Siri, omelia per la solennità dei Santi Pietro e Paolo, 1987)

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