Si può essere buoni senza Dio?

Chi decide cosa sia bene e cosa sia male e chi ha imposto la morale? Parliamo del prodotto di particolari condizioni socioculturali o c’è dell’altro? Potrà mai l’uomo arrivare alla totale liberazione da dettami morali che caratterizzano la cultura di ogni tempo e che limitano la sua libertà? A tutto questo possiamo tentare di dare una risposta grazie all’argomento morale per l’esistenza di Dio.
Introduzione

Si può essere buoni senza Dio? La risposta più immediata sembrerebbe essere quella affermativa: infatti, anche chi, come un ateo, non crede nell’esistenza di Dio, è in grado di compiere il bene. Tuttavia, la domanda non è “Si può essere buoni senza credere in Dio?” ma “Si può essere buoni senza Dio?”, cioè senza che Dio effettivamente esista? A questa domanda può rispondere l’argomento morale per l’esistenza di Dio. Questo sostiene l’esistenza di Dio in base ai valori morali che ogni giorno l’uomo sperimenta all’interno della sua vita. L’argomento si divide nei tre seguenti punti: se Dio non esiste, anche i doveri e i valori morali non esistono; i doveri e i valori morali esistono; dunque, Dio esiste.

“Se Dio non esiste, anche i doveri e i valori morali non esistono”

L’esperienza ci dice che bene e male esistono e che tutti gli uomini, all’interno della propria vita, possono sperimentare e riconoscere entrambi. Come è naturale essere disgustati davanti alla malvagità di un atto come l’omicidio, l’abuso e la discriminazione, così è normale rimanere rapiti e meravigliati di fronte all’amore, alla misericordia e alla carità. L’uomo ha esperienza di quella che è chiamata “morale”, ovvero un insieme di norme e dettami in grado di regolare la vita delle persone attraverso le relazioni, tra gli uomini stessi, e con la realtà che li circonda. Ridurre la morale a una serie di precetti, tuttavia, sarebbe riduttivo per la enorme importanza che questa ricopre nella dimensione interiore dell’uomo. Bene e male sono gli indiscussi protagonisti di ogni questione riguardante la morale e fanno parte della storia dell’uomo fin dalla sua comparsa sulla terra: il senso morale è stato, nel corso della storia culturale, religiosa e spirituale dell’uomo, parte integrante del suo sviluppo e della sua assoluta superiorità rispetto a ogni altro essere vivente. Per questo riconoscere la moralità come un dato soggettivo, appartenente quindi unicamente al soggetto, al suo pensiero e a nient’altro, è un errore: non perché io penso che l’omicidio o l’abuso minorile siano giusti, questi diventano effettivamente giusti. Valori e doveri morali possono sì subire dei cambiamenti nel corso dell’evoluzione umana, ma mai radicali a tal punto da sovvertirne completamente la natura: bene e male sono indiscutibilmente oggettivi e, di conseguenza, non sovvertibili o intercambiabili. La debolezza umana di non poter plasmare la realtà a piacimento pone ogni uomo davanti a un’importante verità: la moralità non può essere creata, decisa o cambiata dall’uomo, perché questa, in qualche modo lo trascende, lo supera e al contempo lo avvolge. Si può dire che la moralità non appartiene all’uomo in senso stretto, poiché egli non ne è il creatore, ne è solo partecipe.

“I doveri e i valori morali esistono”

La moralità, quindi, esiste, ed esiste indipendentemente dall’uomo. Come allora può vivere, l’uomo, rapportandosi con questa moralità oggettiva? Come riconoscere il Bene dal Male, il giusto dallo sbagliato?  È interessante notare come la visione di un Dio Creatore e Padre Provvidente, tramandata dalla tradizione ebraico-cristiana, si armonizzi alla perfezione con il pensiero di uno dei filosofi più influenti e geniali che la storia abbia mai visto e il cui pensiero ha funto da base per tutta la filosofia classica: Aristotele. Lo Stagirita elabora la dottrina dei trascendentali (successivamente ripresa e plasmata, secoli dopo, dai filosofi moderni). Questa mostra l’esistenza di proprietà universali, i trascendentali appunto, caratteristiche che tutti gli enti possiedono, in gradi differenti, e possedute in

modo perfetto, nel massimo grado, dal Principio Primo, Causa incausata di tutta la realtà. Dei sette trascendentali, i primi tre (ens, res e aliquid) appartengono più che altro ad un discorso filosofico- metafisico, non pertinente alla nostra questione. Gli altri quattro, Unum (Uno), Verum (Vero), Bonum (Buono) e Pulchrum (Bello), corrispondono a quelle che sono le caratteristiche possedute dal Dio ebraico-cristiano all’interno delle Sacre Scritture, già presenti nell’Antico Testamento dell’Israele antico, e tramandate dalla Chiesa fino ai giorni nostri.

Già nell’Antico Testamento Dio provvede di fornire all’uomo di una serie di precetti – per lo più pratici – che gli consentano di vivere una vita dignitosa in terra e allo stesso tempo guadagnarsi un posto nel cielo servendo Dio: questi i Dieci Comandamenti, o decalogo. Ma anche il Nuovo Testamento ha qualcosa da dirci riguardo il Bene e il Male. «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio […]. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi» (1Gv 4,7.10) leggiamo nella Prima lettera di San Giovanni Apostolo. Queste poche righe mostrano come Dio, che è Amore in modo perfetto, permetta all’uomo di sperimentare e vivere questo amore in prima persona. L’amore, la misericordia, il Bene, derivano tutti da Dio. Il male, al contrario, non deriva da Dio, ma da una condizione che è la totale assenza di Dio: è quello che la Chiesa chiama “peccato”. È proprio il peccato, la totale assenza di Dio, che invoglia l’uomo a cadere in tentazione, alla totale autoreferenzialità espressa da un egoismo che non lascia spazio ad alcun tipo di amore per il prossimo. I valori e le norme morali sono necessari all’uomo, proprio perché egli è fragile, incapace di realizzare pienamente sé stesso, se non con l’aiuto dell’altro e dell’Alto. «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore» (Gv 15, 10) dice Gesù, mostrando che, per l’uomo, è necessario un comando che arrivi dall’alto: se così non fosse, regnerebbero i pochi sui molti, giustificando la “supremazia del più forte”, che implicherebbe conseguenze gravissime per l’umanità tutta, eliminando la pari dignità e il pari valore di ogni uomo.

“Dio esiste”

Se le prime due affermazioni dell’argomento morale sono vere, è dunque possibile concludere che anche la terza proposizione sia vera: Dio esiste. L’argomento morale, però, non è che una delle tante e diverse prove per l’esistenza di Dio formulate nel corso dei secoli. Non è certamente infallibile, ed è contestabile sotto diversi aspetti. L’approccio filosofico all’esistenza di Dio, tuttavia, è stato per secoli, e resta tutt’oggi, uno strumento efficace al fine di mostrare la razionalità e la ragionevolezza di quella che è la fede cristiana.

Per quanto, però, numerosi e impegnati possano essere gli approcci, per così dire “accademici”, alla domanda circa l’esistenza di Dio, l’unica via di accesso alla Verità resterà sempre l’incontro personale con Dio stesso: è solo mediante la conoscenza personale di Gesù Cristo che l’uomo può arrivare alla pienezza e alla completa realizzazione di sé stesso, unicamente all’interno del corpo vivente che è la Chiesa.

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