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S. Agata e il peccato impuro

Tramite l’esempio di questa grande santa, riflettiamo sull’importanza della castità.

La società pagana è una società fornicatrice. In questo contesto, nella Roma pagana, nella Roma viziata, emancipata nel pudore, nel contegno e nella moralità sessuale, si sviluppa la vicenda di S. Agata, martire e modello di autentica temperanza e castità della fede cattolica. In una società, in un mondo che segue una impostazione diametralmente opposta a quella cristiana, S. Agata decide volontariamente di tenere testa e di non arretrare sul suo voto, e rigetta categoricamente il peccato impuro. I nostri tempi sono molto simili a quelli della Roma pagana. Con la differenza che oggi, l’immoralità è più forte, perché il corpo della Chiesa non tiene più la linea, e perché siamo costantemente bombardati di impurità con ogni mezzo possibile. Ma in questo contesto, noi dobbiamo prendere coraggio e seguire l’esempio di S. Agata. Quante figure di S. Agata sono riportate nei romanzi cattolici, come Quo Vadis o Fabiola: donne che decidono di combattere il sistema dicendo “no” al peccato e vizio impuro. Ai tempi della prima cristianità, la lotta al peccato era concepita in un modo talmente radicale, che noi non siamo capaci di concepirlo. 

Noi siamo deboli, acconsentiamo al peccato perché siamo anestetizzati, perché la società ci ha cullato nel lusso e nel possedere tutto ciò che ci aggrada, senza vincoli. Quanti giovani cattolici sono disposti a morire piuttosto che commettere un atto impuro, da soli, o non da soli? Eppure S. Agata non ha mollato terreno, si è fatta torturare in tutti i modi possibili, ma non ha mai ceduto. E la persecuzione l’ha aiutata. S. Agata ha coltivato la virtù e l’impeccabilità morale, ossia il peccato non trovava spazio in Lei, sia perché era unita a Cristo, la cui grazia è un ostacolo al peccato. Ma sopratutto perché era perseguitata: come si fa a sviluppare una virtù senza sacrificio? 

La virtù richiede una prova. E come si fa a sviluppare la continenza e la temperanza senza mortificazione e fuga delle occasioni, prossime e remote? 

Dobbiamo sempre ricordare, infatti, che la nostra natura è corrotta dal peccato originale: la concupiscenza può creare in noi un’indisposizione morale che impedisce l’azione della grazia. Dicono i tomisti essere questo ostacolo un obice della grazia. Pertanto, come S. Agata si sacrificò senza concedere neanche un cedimento al nemico, si rende necessario, per il cattolico, resistere e impugnare i peccati di impudicizia e di immoralità.

Questo è un modo per convertire anche chi è lontano. 

Perché i romani si convertirono dopo le persecuzioni imperiali? Perché vedevano esempi di forza, di amore, di perdono e di carità e di rigetto di ciò che stimavano essere normale (la concupiscenza, la fornicazione, gli atti impuri) nei cristiani e sopratutto nei martiri.

La forza che Cristo conferisce tramite la croce della sofferenza e del martirio è di una grandezza incontenibile.

S. Paolo dice: “Io mi glorierò nelle mie infermità, affinché la virtù di Gesù Cristo abiti in me. Io mi compiaccio nelle mie infermità, sono forte quando mi sento infermo”. S. Agata ci ricorda che l’anima che ama Gesù Cristo, ama il patire. Dobbiamo imparare la perfetta abnegazione di noi stessi, rassegnandoci al volere di Dio senza contraddizioni e senza lamentele. Se vogliamo regnare con Dio, dobbiamo portare la croce: solo i servi della croce trovano la via della beatitudine e della vera luce. 

L’accettazione del martirio per S. Agata le consente di avere le consolazioni fisiche e morali di Dio. La via per il cielo è per forza in salita, appunto perché ivi è diretta! La via al cielo è la via del Calvario. Solo in cima al Calvario, troveremo la consolazione e la pace. Ma il Calvario, nessuno lo toglierà. Devi fartelo tutto. E devi portarti la croce sulla spalle anche con l’esercizio della temperanza. Questa virtù è una delle più difficili, tra le cardinali, perché richiede esercizio costante e mortificazione  di tutti i sensi, oltre che lotta contro gli appetiti della concupiscenza, che è, come ci ricorda il Roschini, una inclinazione degli appetiti sensitivi al piacere, ed è uno dei punti su cui il demonio spinge maggiormente per guadagnare le anime. Infatti, quale peccato abbonda maggiormente nella società? Quello della lussuria, che distrugge tutto, dalle famiglie alle parrocchie, che crea disordine ed è garanzia di scandali. Lo stesso Innocenzo III lo parametrizza come un peccato distruttore. L’aborto, ad esempio, altro non è se non un crimine che scaturisce dall’assenza della temperanza, e che segue la fornicazione o un distaccamento gnostico, del rapporto coniugale, dalla generazione al piacere fine a se stesso. Quante malattie sono associate all’incontinenza?

C’è un motivo, se l’astinenza era raccomandata dalla Chiesa in avvento e in quaresima per i coniugi. C’è un motivo, se è raccomandato, dalla teologia morale, che i coniugi si astengano il sabato, giorno avanti la Santa Messa e la Comunione. Perché anche con il sigillo del sacramento, la concupiscenza può rovinare la mente e l’anima del coniuge, e procurare danni, distrazioni, peccati anche veniali. Ecco perché la perfetta santità e castità di S. Agata è un esempio. Contro la concupiscenza non esistono compromessi, non esistono “sfide”, come mettersi in occasione e resistere. Anche l’anima più santa può essere travolta da questo turbinio demoniaco. Enrico VIII, prima di essere scismatico ed eretico, aveva preso le distanze dal protestantesimo, e aveva forse dato qualche spiraglio di pace con Roma. Per qualche cortigiana, perse la testa e la sua anima divenne omicida, creando la chiesa anglicana, che poi peggiorerà sotto Elisabetta I.

Tornando a S. Agata, ella è anche un ottimo esempio per capire l’importanza dell’evitare le occasioni remote di peccato. L’impurità è pericolosa anche nell’avvertenza remota, perché è questa che può già predisporre l’anima al peccato mortale. E lei, pura di cuore e sapiente, era ben cosciente di questa cosa e, se possibile, si sottraeva a tutte le proposte che gli venivano fatte, e sottoponendosi solo a quelle prove che non gli era possibile evitare.

La fornicazione indebolisce la virtù, riduce alla condizione di bruto, opprime la coscienza, strumentalizza la dignità della persona, corrobora la pietà, abbacina il cristiano verso l’incontinenza. Insomma, sono solo danni, i benefici sono effimeri, le giustificazioni sono contrarie alla morale, al costume, e, cosa ancora più grave, sono satanici, perciò ingannevoli. Oltre all’aspetto della morte spirituale, che già di per sé costituisce un danno gravissimo per l’anima, perché la rende rea di morte e dell’Inferno, le conseguenze dell’impurità di questo peccato sono anche, temporalmente parlando, tangibili nel comportamento della persona dedita al peccato. Totale è il contrasto con l’impostazione Cristo-centrica della vita di Grazia, che riscontriamo in S. Agata, nel suo accettare la schiavitù in Cristo, nel come risponde al governatore Quinziano. La conversione in Cristo appassisce sotto gli effetti anestetici di questo peccato, perché la turpitudine della carne rende stolido il cristiano, lo priva del dono della Vita divina, e lo indirizza verso la perdizione temporale e a-temporale. Padre Tanquerey è lapidario a tal riguardo, e sono queste le parole che chiudono questa nostra riflessione sulla figura di S. Agata e sul peccato impuro. Parole che sono riportate nel suo “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”:

Dal punto di vista della perfezione, non v’è, dopo l’orgoglio, ostacolo più grande al progresso spirituale che il vizio impuro. a) Che si tratti di peccati solitari o di peccati commessi con altre persone, non tardano a produrre abitudini tiranniche che paralizzano ogni slancio verso la perfezione, e inclinano la volontà verso le gioie grossolane. Non più gusto per la preghiera, non più gusto per la virtù austera, non più aspirazioni nobili e generose. b) L’anima è invasa dall’egoismo: l’amore che si aveva per i parenti o per gli amici appassisce e scompare quasi interamente, non resta più che il desiderio di godere a ogni costo dei piaceri cattivi: è una vera ossessione. c) Allora l’equilibrio delle facoltà è rotto: è il corpo, è la voluttà che comandano; la volontà diventa la schiava di questa vergognosa passione, e presto si rivolta contro Dio che interdice e castiga questi piaceri malvagi” 

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