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Sant’Alessandro Sauli

Sant’Alessandro Sauli, nacque a Milano il 15 febbraio 1534, da una antica e nobile famiglia, originaria di Lucca e trapiantatasi a Genova nel 1316. Tuttavia, egli ritenne sempre come sua patria Genova. Dei genitori, entrambi genovesi, non conobbe, forse, che il padre, Domenico, avendo perduta, la madre.

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Sant’Alessandro Sauli, nacque a Milano il 15 febbraio 1534, da una antica e nobile famiglia, originaria di Lucca e trapiantatasi a Genova nel 1316. Tuttavia, egli ritenne sempre come sua patria Genova. Dei genitori, entrambi genovesi, non conobbe, forse, che il padre, Domenico, avendo perduta, la madre.

Sant’Alessandro Sauli

Sant’Alessandro Sauli, nacque a Milano il 15 febbraio 1534, da una antica e nobile famiglia, originaria di Lucca e trapiantatasi a Genova nel 1316. Tuttavia, egli ritenne sempre come sua patria Genova. Dei genitori, entrambi genovesi, non conobbe, forse, che il padre, Domenico, avendo perduta, ancora in tenera età, la madre Tomasina Spinola. Entrò, nel 1554, fra i Chierici Regolari di San Paolo (barnabiti), preti legati da una regola di vita comune, da severi compiti di studio e d’insegnamento. Uomini di punta del rinnovamento religioso. Dopo gli studi istituzionali compiuti a Pavia, venne ordinato sacerdote il 24 marzo 1556; trascorse gli anni successivi tra Pavia, dove fu professore di teologia e filosofia, e Milano, dove svolse servizio pastorale, guadagnandosi la fama di grande predicatore (fu scelto come confessore dai cardinali san Carlo Borromeo e da Niccolò Sfondrati, futuro papa Gregorio XIV). A soli 34 anni fu eletto, nel Capitolo annuale del 7 aprile 1567, a Padre Generale della Congregazione. Il 10 febbraio 1570, dietro suggerimento di san Carlo Borromeo, papa Pio V lo elesse vescovo della diocesi Aleria in Corsica.

Carlo Borromeo, che lo conobbe e lo apprezzò (come, più tardi, nonostante la disparità del carattere, un altro santo, Filippo Neri), se ne servì in più circostanze, specialmente di sinodi e di concili. Solo una volta lo trovò contrario, e non senza ragione, al suo disegno di fondere gli umiliati con i barnabiti. Il 30 aprile 1570 Alessandro sbarcava a Bastia. Le condizioni tristissime, in cui si trovava da tempo la Corsica, Aleria in particolare, non spaventarono il giovane vescovo. Tutto era rovina nella sua diocesi, rovina materiale e morale, tanto da essere costretto nei primi anni a vagare da un luogo all’altro senza dimora fissa. Qui c’è da fare tutto, compreso lo sfamare i fedeli, vittime di carestie e pirati; e proseguendo col formare preti culturalmente degni, infondendo in loro slancio per l’evangelizzazione. Per vent’anni la Corsica ha in lui un padre e maestro. Rimase in Corsica per oltre vent’anni, ed il 20 ottobre 1591, deve poi obbedire a un suo allievo diventato papa, Gregorio XIV, che lo trasferisce alla prestigiosa sede di Pavia. Obbedisce, anche se tanto lavoro l’ha già sfiancato, eppure intraprende subito la visita pastorale: non smette di “portare la croce”, finché un minimo di forze lo sorreggono. Mancò solo un anno dopo, durante la sua prima visita pastorale a Calosso d’Asti. Morì l’11 ottobre 1592.

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