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Culto e iconografia degli Angeli nell’arte

La devozione per gli Angeli è più antica di quella per i Santi: prese particolare importanza nel Medioevo quando i monaci solitari ricercarono la compagnia di queste invisibili creature e le sentirono presenti nella loro vita di silenzioso raccoglimento. Dopo il concilio di Trento, la devozione fu meglio definita e conobbe nuova diffusione.

L’uso di una festa particolare dedicata agli Angeli Custodi si diffuse nella Spagna nel 1400, e nel secolo successivo in Portogallo, più tardi ancora in Austria. Nel “Messale romano” di papa Pio V (1570) furono indicate quattro feste consacrate espressamente agli angeli, quelle dedicate agli angeli custodi e agli Arcangeli. Soppressa da Pio V, la festa in onore degli angeli custodi fu ristabilita nel 1608 da Paolo V ed estesa alla Chiesa universale.

Nel 1670, il Papa Clemente X ne fissò la data al 2 ottobre più genericamente venerando e celebrando liturgicamente tutte le schiere celesti del cielo.

La devozione per gli Angeli è più antica di quella per i Santi: prese particolare importanza nel Medioevo quando i monaci solitari ricercarono la compagnia di queste invisibili creature e le sentirono presenti nella loro vita di silenzioso raccoglimento. Dopo il concilio di Trento, la devozione fu meglio definita e conobbe nuova diffusione. 

Nei primi tempi, dal II al V sec d.C., l’angelo è un uomo non alato. Nel V sec. il monaco Dionigi l’Areopagita propone di dividere tutti gli angeli in 3 rigide gerarchie ciascuna delle quali è a sua volta divisa in categorie dando avvio a una folta serie di rappresentazioni di schiere angeliche.
La nota dolente, letteralmente parlando, è un visionario Giotto che va oltre la rappresentazione celeste, e rappresenta i suoi angeli straziati dal dolore per la morte di Cristo. Se osserviamo attentamente queste figure, vediamo il loro tormento, i visi che quasi diventano grotteschi in una smorfia di dolore. Rendendo quindi, quell’affinità teologica secondo cui vi è una paritas tra l’uomo e gli angeli dotandoli quindi di quelli stessi sentimenti donati dal Creatore. 

In Andrea Mantegna si fa espressione di un inno alla creazione e alle doti umane. Oculo con putti è il titolo che viene dato alla decorazione centrale presente nella volta della Camera degli Sposi del Castello di San Giorgio di Mantova. La decorazione divisa in vele e pennacchi presenta uno spazio separato da finti costoloni dipinti. Al centro di questa finta volta simula una vista dal basso in modo molto spettacolare. L’immagine dipinta rappresenta un foro circolare che si affaccia direttamente sul cielo azzurro. Il pavone che si affaccia oltre la balaustra circolare è un simbolo della cristianità. Le sue penne che mutano ogni anno rappresentano il ciclo della liturgia. Invece la sua carne che si decompone con lentezza rappresenta vita eterna e la resurrezione. Alcuni putti sono raffigurati verso l’interno della balaustra e permettono all’artista di esercitarsi con anatomie in scorcio di non facile realizzazione. La disposizione delle figure è motivata dall’intenzione di creare un deciso movimento spaziale anche attraverso le pose dinamiche. Il chiaroscuro oltre a costruire l’effetto di illusione prospettica permette ai corpi di assumere un efficace volume. 

Gli angeli affollano le opere d’arte con la loro grazia, la loro bellezza. Sono il soggetto onnipresente nelle chiese, nelle edicole devozionali lungo le strade, sugli spalti dei ponti. Sottolineano  la potenza e la gloria di Dio. La Vergine ne è quasi sempre circondata ˗ lei è la Regina degli angeli ˗  così come i santi sono accompagnati. Sono la rappresentazione di creature che non vediamo, ma che riempiono della loro presenza cielo e terra. La rappresentazione dell’angelo custode nell’iconografia deriva direttamente dall’arcangelo Raffaele che conduce Tobia tenendolo per mano. La differenza è che manca l’attributo inconfondibile dell’ampolla con il fiele che servirà per restituire la vista all’anziano padre Tobi. L’iconografia di Raffaele che conduce Tobia è un tema assai diffuso, che ha impegnato anche   grandi artisti come Andrea del Verrocchio, Filippino Lippi, Botticelli, e il Perugino.

Nel pensiero cattolico, quindi, ogni persona è aiutata a vivere il pieno compimento del piano divino, nel proprio giusto cammino esistenziale, oltre che dalla grazia, dall’intelletto e dalla libera volontà nell’agire, anche dal proprio angelo custode. Rivolgersi con fiducia a questa presenza celeste comporta il riceverne consigli mediante intuizioni e ispirazioni per le nostre scelte di vita anche quotidiane.

L’angelo custode viene rappresentato quasi sempre con il braccio sollevato a indicare il cielo con l’indice, come a esaltare il suo legame di mediazione tra Dio e gli uomini. 

Una variante diffusa inserisce la presenza del maligno, acquattato e sconfitto in un angolo basso della scena, mentre l’angelo tira su di peso il bambino per sottrarlo dai suoi artigli, come nel dipinto del Domenichino o in quella attribuita ad Andrea Sacchi.La figura che l’angelo tiene per mano è quella di un adolescente o meglio di un bambino, a fare eco al passo di Matteo (18,10): “Guardatevi dal disprezzare uno di questi piccoli; perché vi dico che gli angeli loro, nei cieli, vedono continuamente la faccia del Padre mio che è nei cieli.”

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