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I Frutti della confessione

Una breve spiegazione della confessione con le sue quattro fasi e dei benefici di questo sacramento.

Il sacramento della confessione è l’atto volto al perdono dei peccati dell’essere umano da parte del Creatore per poterci condurre alla patria celeste da lui stessa promessaci. Esso viene amministrato da un ministro avente ricevuto l’ordine sacro e la giurisdizione per poter assolvere le colpe. 

Si parla di assoluzione delle colpe poiché il suddetto sacramento non rimette la pena, la quale viene espiata solo ed unicamente attraverso il purgatorio o l’ottenimento dell’indulgenza plenaria alle condizioni sancite dalla cattedra Petrina.

Il suddetto sacramento è composto da quattro fasi: Esame di Coscienza, Contrizione, Confessione e Soddisfazione.

L’esame di coscienza è l’atto di riflessione che il fedele è chiamato ad attuare per poter individuare la materia ed eventualmente la causa che lo ha portato a commettere un’azione contraria alla divina volontà. 

La contrizione è la vera e propria repulsione per le azioni peccaminose commesse ed il proposito di non volersi più allontanare dalla grazia di Dio. 

La confessione è il momento in cui il fedele, nel luogo predisposto a tale pratica, enuncia sotto il segreto confessionale il frutto delle due fasi precedenti per poi proseguire verso la soddisfazione la quale consiste nel porre rimedio attraverso una penitenza data dal ministro.

Gli effetti della Confessione sacramentale in noi sono i seguenti: il perdono dei peccati e quindi la riconciliazione con Dio; la riconciliazione con la Chiesa; il recupero dello stato di grazia; la cancellazione della pena di condanna all’inferno meritata per i peccati gravi; la pace della coscienza; la serenità dello spirito e il rafforzamento interiore di fronte alle vicende della vita, soprattutto contro il male.

San Francesco di Sales scrive al Capitolo V della “Filotea”:

“L’esercizio della purificazione dell’anima può e deve finire soltanto con la vita: perciò non agitiamoci per le nostre imperfezioni; quello che si chiede a noi è di combatterle; se non le vedessimo, non potremmo combatterle e non potremmo vincerle se non ci imbattessimo in esse. La nostra vittoria non consiste nel non sentirle, ma nel non acconsentirvi; e non è acconsentire esserne turbati. Anzi, ogni tanto, ci fa bene una ferita in questa battaglia spirituale, per fortificare la nostra umiltà; non saremo mai vinti finché non avremo perso la vita o il coraggio. […]

Una volta trovate e messe insieme le brutture peccaminose della tua coscienza, detestale e respingile con una contrizione e un dispiacere grande quanto il tuo cuore riesce a concepire, prendendo in considerazione questi quattro punti: per il peccato tu hai perso la grazia di Dio, hai perso il diritto al paradiso, hai accettato i tormenti eterni dell’inferno, hai rinunciato all’eterno amore di Dio.”

Terminiamo con una citazione di Santa Caterina da Siena che in poche parole riassume il senso di tutto quanto detto finora: “Annegatevi, annegatevi nel Sangue di Cristo Crocifisso, dove ogni cosa amara diventa dolce e ogni peso leggero”.

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