La recente dipartita del prof. Zichichi, fisico di fama internazionale indiscussa, nonché fervente cattolico e grande impugnatore del sistema evoluzionistico, ha risollevato l’apparente dibattito, oramai dilagante nei salotti divulgativi, sul rapporto tra “scienza” e “fede”. Termini, questi, vagamente generici e facilmente suscettibili di cattive interpretazioni.
Volendo approfondire il tema inerente al rapporto tra questi due aspetti fondamentali della vita umana, una domanda sorge sicuramente spontanea: come possiamo definire e classificare la teologia, come metodo conoscitivo di ciò che è essenzialmente soprannaturale, nel panorama conoscitivo moderno? La teologia è sì, strictu sensu, una scienza? Partendo dal presupposto che, nel contesto intellettuale moderno, sfigurato dalle rivoluzioni culturali e orfano del Regno Sociale di Gesù Cristo, la prospettiva metafisica è stata totalmente azzerata, e soppiantata da un materialismo spinto oltre ogni intensità mai registrata da mano d’uomo, ecco che per il cattolico si rende necessario ripartire dai fondamenti conoscitivi più sicuri, e recuperarli nella disciplina più solida e nobile di tutte, per fine, soggetto e oggetto di studio, che è la teologia. Prima di analizzare la teologia, però, bisogna definire che cosa sia la scienza.
La scienza è, generalmente, quell’insieme di discipline di astrazione di secondo livello, che fanno a capo tendenzialmente all’apparato fisico-matematico, e che si limitano a indagare i fenomeni dell’ordine naturale secondo il principio di causa-effetto. Per indagare i fenomeni, la scienza si serve di un metodo, classicamente distinto in metodo deduttivo e metodo deduttivo, e di un linguaggio che possa identificare i fenomeni e le singole parti che ne costituiscono la natura.
Ad esempio, la fisica è una scienza eminentemente induttiva, e si serve della matematica come linguaggio per quantificare le osservabili e le grandezze che caratterizzano i fenomeni osservati. La matematica, invece, è una scienza eminentemente deduttiva, e non possiede un linguaggio vero e proprio, ma lo definisce e lo mette a disposizione per altre scienze, tra cui la fisica.
Secondo Aristotele, la scienza è cognizione certa delle cose secondo le loro proprie cause (scientia est cognitio rerum per causas), in base a un processo deduttivo da principi primi ritenuti veri, immediati, a conclusioni connesse con quei principi, come l’effetto è connesso alla causa. Assieme alla deduzione, però, troviamo anche l’induzione, ossia il metodo secondo cui i principi sono risolti nei loro elementi costitutivi, seguendo la definizione di chi, per primo, ha formalizzato la distinzione tra metodo deduttivo e induttivo, il prelato Roberto Grossatesta.
È in questo quadro gnoseologico che San Tommaso d’Aquino, recuperando la nozione di Aristotele, enuncia chiaramente che la teologia è una disciplina di carattere scientifico. San Tommaso afferma che la teologia è una scienza che studia Dio per via dimostrativa, considerando gli articoli di fede come principi primi. Questi articoli sono rivelati da Dio stesso, e sono contenuti nelle due fonti di rivelazione, la Tradizione e la Scrittura: da essi, la teologia deduce, con i lumi e la dialettica, delle vere e proprie conclusioni.
Il suo carattere di scienza subalterna fa sì che la certezza della verità dei principi primi sia radicata non nell’evidenza di per sé, bensì nel fatto che essi derivino da una scienza ancora superiore: quella dei beati, ossia di coloro che tengono per evidenti questi principi in virtù della visione intuitiva che hanno di Dio. Evidente, poi, per l’Angelico, è anche il carattere argomentativo o dimostrativo della teologia, aspetto innegabilmente associato alle discipline scientifiche più basilari. Si pensi, ad esempio, alle cinque vie illustrate da San Tommaso per la dimostrazione dell’esistenza di Dio: in quel caso, è evidente il carattere dimostrativo della disciplina. La sua forma rimane chiaramente quella deduttiva, che deriva le conclusioni a partire da un ragionamento sistematico, iniziato da principi primi ritenuti veri. Rispetto alle altre discipline, tuttavia, la teologia si dimostra nettamente superiore quanto al fine e all’oggetto. Infatti, essa ha il suo oggetto proprio formale in Dio, che è infinitamente più nobile come soggetto di studio rispetto a qualsiasi altra disciplina. Quanto al fine, la teologia ci permette di conoscere, anche se viatori, Dio nella sua deità (sub ratione deitatis), e questa conoscenza nutre la nostra anima, sospingendola verso la Carità, perciò verso l’amore di Dio.
La ragione, infatti, non solo può conoscere che Dio esiste, ma illuminata dalla fede deve arrivare necessariamente a conoscerlo, perché gli effetti della Sua esistenza sono fin troppo evidenti per essere negati: ed è proprio attraverso questa evidenza, che la ragione conferma la fede nell’amore verso Dio, accrescendo sempre più la ricerca della Divinità nelle tracce che Dio, come affermava il Galilei, ha disseminato nelle cose da Lui create.