SAN GIUSEPPE

Le virtù del Patriarca San Giuseppe
quale modello del sacerdozio cattolico

Questo grande Santo, discendente dalla stirpe regale di Davide, giusto,
come lo definisce la Sacra Scrittura (Mt 1,19), con la sua profonda umiltà, perfetta castità e incondizionata
obbedienza ai divini voleri, rappresenta il prototipo di ogni anima sacerdotale.



 

Raymond Leo Cardinale Burke  |  19 Giugno 2021  |  Tempo di lettura: 5 minuti

 

SAN GIUSEPPE

Le virtù del Patriarca San Giuseppe quale modello del sacerdozio cattolico

Questo grande Santo, discendente dalla stirpe regale di Davide, giusto, come lo definisce la Sacra Scrittura (Mt 1,19), con la sua profonda umiltà, perfetta castità e incondizionata obbedienza ai divini voleri, rappresenta il prototipo di ogni anima sacerdotale.

Raymond Leo Cardinale Burke
19 Giugno 2021
Tempo di lettura: 5 minuti

 

Sia Lodato Gesù Cristo!

L’Inclito Sposo della Santa Madre di Dio rifulge nella Storia della Salvezza quale specchio incantevole delle virtù naturali e soprannaturali e, per tale ragione, la sua straordinaria grandezza costituisce un esempio di speciale emulazione per i sacri ministri chiamati a operare in Persona Christi. ad esercitare, in Cristo, l’amore paterno di Dio Padre.

Dopo aver custodito, con puro e disinteressato amore paterno, la Santissima Vergine e il suo Divino Figlio, nostro Redentore, nel corso dell’esistenza terrena, oggi protegge la Chiesa Universale di cui è Patrono. Per i sacerdoti cattolici che a lui si rivolgono è, in particolar modo, guida sicura sull’irto sentiero dell’ascesi che conduce alla personale santificazione propria di un padre spirituale, come a quella propria delle anime a loro affidate.

Le predette motivazioni hanno indotto i Sommi Pontefici ad esaltarne e propagarne il culto, ben consci della singolare predilezione riservatagli da Dio. Si deve al Beato Pio IX la sua proclamazione quale Patrono della Santa Chiesa, con il decreto Quemadmodum Deus della Sacra Congregazione dei Riti dell’8 dicembre 1870:

Nella stessa maniera che Dio aveva costituito quel Giuseppe, procreato dal patriarca Giacobbe, soprintendente a tutta la terra d’Egitto, per serbare i frumenti al popolo, così, imminendo la pienezza dei tempi, essendo per mandare sulla terra il suo Figlio Unigenito Salvatore del mondo, scelse un altro Giuseppe, di cui quello era figura, e lo fece Signore e Principe della casa e possessione sua e lo elesse Custode dei precipui suoi tesori

(Decreto S.C.R. Quemadmodum Deus).

Con la promulgazione della Lettera Apostolica Inclytum Patriarcham del 7 luglio 1871 lo stesso Sommo Pontefice ne sottolineava ulteriormente le sublimi prerogative e il particolarissimo stato di grazia che gli consentì di adempiere fedelmente la missione riservatagli dall’Onnipotente Signore e Creatore di tutte le cose:

Sulla terra, l'Onnipotente Dio, preferendolo a tutti i Suoi Santi, lo destinò ad essere il casto e vero sposo dell'Immacolata Vergine Maria così come il padre putativo del Suo Unigenito Figlio. Egli certamente lo arricchì e lo colmò di grazie uniche e sovrabbondanti, rendendolo capace di eseguire più fedelmente i doveri di un così sublime stato

(Lett. Ap. Inclytum Patriarcham).

 
Questo grande Santo, discendente dalla stirpe regale di Davide, giusto, come lo definisce la Sacra Scrittura (Mt 1,19), con la sua profonda umiltà, perfetta castità e incondizionata obbedienza ai divini voleri, rappresenta il prototipo di ogni anima sacerdotale.

Avendo ricevuto il sigillo indelebile dell’Ordine Sacro, i sacerdoti sono per ciò stesso votati alla imitatio Christi Capitis, Capo del Suo Corpo Mistico, attraverso una totalizzante oblazione dell’intera esistenza che richiede il costante rinnegamento di se stessi, con un’assidua vita di preghiera unita allo spirito di penitenza, per piacere solo a Dio e non al mondo. In tal modo essi potranno veramente uniformarsi al Cuore Santissimo del Sommo ed Eterno Sacerdote, «usque ad mortem oboediens factum» (Litanie del Sacratissimo Cuore di Gesù).

San Giuseppe anche sotto il predetto aspetto fondamentale della vita di consacrazione a Dio si staglia nel terso cielo che contrassegna due millenni di moltitudini di Santi. La dimensione sacrificale, infatti, è un precipuo contrassegno del cuore sacerdotale che nell’offerta del Sacrificio Eucaristico trova il culmine e la sintesi della propria vocazione di dispensatore dei divini misteri (cfr. 1 Cor. 4,1).
 
Lo stesso San Giuseppe, Almae Familiae praeses, “Capo della Sacra Famiglia” (Litanie di San Giuseppe), fu sottoposto a grandi prove, da quella iniziale del dubbio sulla maternità della sua Sposa Immacolata alle travagliate vicissitudini che minacciarono gravemente la sua Santa Famiglia.

San Giovanni Paolo II, a tal proposito, ricordando l’arcano evento dell’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria Santissima, riguardo al nostro Santo ha scritto:
 
 

Egli la prese in tutto il mistero della sua maternità, la prese insieme col Figlio che sarebbe venuto al mondo per opera dello Spirito Santo: dimostrò in tal modo una disponibilità di volontà, simile a quella di Maria, in ordine a ciò che Dio gli chiedeva per mezzo del suo messaggero

(Es. Ap. Redemptoris Custos).

Il Venerabile Pio XII, nell’Enciclica Sacra Virginitas, mettendo a confronto la purità legale cui erano obbligati i sacerdoti dell’Antica Alleanza, riguardo ai sacerdoti della Nuova e Eterna Alleanza nella Chiesa ha affermato:

quanto maggiore non è la necessità della perpetua castità per i ministri di Gesù Cristo, i quali offrono ogni giorno il sacrificio eucaristico?

(Enc. Sacra Virginitas).

L’Enciclica riporta poi quanto asserito da San Pier Damiani laddove viene evidenziato anche l’esempio di San Giuseppe:

Se il nostro Redentore ha amato tanto il fiore del pudore intatto che non solo volle nascere dal seno di una Vergine, ma volle essere affidato anche alle cure di un Custode vergine, ciò quando, ancora fanciullo, vagiva nella culla, a chi, dunque, ditemi, vuole egli confidare il suo corpo, ora che egli regna, immenso, nei cieli?

(Enc. Sacra Virginitas).

Se alla Santa Madre di Dio è riconosciuto il ruolo di Corredentrice mediante la partecipazione alla acerbissima Passione del suo Figlio divino, a cui Dio stesso l’ha voluta associare, anche San Giuseppe quale Padre putativo di Gesù, è anch’egli legato al disegno della salvezza universale in modo singolarissimo. Ciò emerge, tra l’altro, dalle parole di Papa Leone XIII:

poiché Giuseppe e Maria furono legati da un vincolo coniugale, non c'è dubbio che egli si avvicinò come nessun altro a quell'altissima dignità che rende la Madre di Dio tanto superiore a tutte le creature

(Leone XIII, Enc. Quamquam Pluries).

Analogamente si è espresso San Giovanni Paolo II quando ha asserito :

San Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l'esercizio della sua paternità: proprio in tal modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della Redenzione ed è veramente «ministro della salvezza

(Es. Ap. Redemptoris Custos).

È auspicabile che in questo nostro tempo contrassegnato da tante difficili prove per la Santa Madre Chiesa, i sacri ministri guardino a San Giuseppe per chiederne il patrocinio e imitarne le virtù, in modo da restare sempre fedeli all’autentica vocazione di carità pastorale per la quale Dio li ha prescelti tra molti.

Raymond Leo Cardinale Burke

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