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“Non dimenticate le mie lacrime”

 Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.

Luca 23,53-56

Il cadavere fu deposto nel sepolcro e, prima di essere avvolto nella sindone e legato con le bende, Maria diede l’ultimo sguardo al suo Gesù. Come avrebbe voluto restare sepolta col Divin Figlio, pur di non abbandonarlo. Avanzava la sera ed era necessario lasciare il sepolcro. Dice San Bonaventura che Maria al ritorno passò dov’era ancora innalzata la Croce, la guardò quasi con affetto e con il dolore nel cuore baciò quel Sangue del Divin Figlio, che la imporporava. Così l’Addolorata ritornò a casa con San Giovanni.

La prima notte dopo la morte di un figlio è straziante per ogni madre, Maria, dice Sant’Alfonso, non riusciva a riposare e le terrificanti scene della giornata le rivivevano nella sua mente. L’oscurità ed il silenzio portano alla riflessione ed al risveglio dei ricordi. Tuttavia, in tanta angoscia era sostenuta dall’uniformità ai voleri di Dio e dalla ferma speranza della vicina risurrezione.

Abbiamo così meditato i sette dolori della Vergine Maria. Il ricordo di quello che soffri la Madre per noi, ci sia sempre presente. Ella desidera che i Figli non dimentichino le sue lacrime.
Nel 1259 apparve infatti a sette suoi devoti, che divennero poi i fondatori della Congregazione dei Servi di Maria; si presentò loro con una veste di colore nero e gli chiese di meditare spesso i suoi dolori e in memoria di essi di portare come abito quella stessa veste.

Mi unisco a te, Maria addolorata, nello spasimo provato dal tuo cuore amorevole quando il Corpo di Gesù è stato sepolto nella tomba. Cara Madre, per tutta l’amarezza della desolazione che ha sperimentato allora, ottienimi la virtù della diligenza e il dono della saggezza. Ave Maria…

Eja Mater, fons amoris, me sentire vim doloris, fac ut tecum lugeam…
Iuxta crucem tecum stare et me tibi sociare in planctu desidero…
Quando corpus morietur, fac ut animae donetur paradisi gloria 
. Amen.

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