Qualche appunto sul matrimonio

Il rito del matrimonio coinvolge elementi liturgici e canonistici. Qualche approfondimento per doverose precisazioni.

Il matrimonio è un atto anzitutto naturale. Esso nasce già nell’Eden, quando Dio benedice l’unione dei primi uomini Adamo ed Eva e li invita ad essere fecondi e moltiplicarsi.[1] In seguito, Gesù Cristo lo eleva alla dignità di sacramento sancendone l’indissolubilità.

Al di là degli aspetti teologici inerenti al Sacramento, vediamo il rito come si presenta nel Rituale Romanum tradizionale:

Il parroco interroga lo sposo rivolgendosi nelle lingue nazionali:
N. Vuoi prendere (Vis accípere) N. qui presente come tua legittima sposa secondo il rito di Santa Madre Chiesa? (hic præséntem in tuam legítimam uxórem juxta ritum sanctæ matris Ecclésiæ?)

Lo sposo risponde: Sì, lo voglio (Volo).

Poi il sacerdote interroghi la sposa:
N. Vuoi prendere (Vis accípere) N. qui presente come tua legittima sposa secondo il rito di Santa Madre Chiesa? (hic præséntem in tuum legítimum marítum juxta ritum sanctæ matris Ecclésiæ?)

La sposa risponde: Sì, lo voglio (Volo).

Ego conjúngo vos in matrimónium. In nómine Patris, et Fílii, + et Spíritus Sancti. Amen. 
Poi li asperge con l’acqua benedetta.

Quindi benedice l’anello dicendo:
V. Adjutórium nostrum in nómine Dómini.
R. Qui fecit cælum et terram.
V. Dómine, exáudi oratiónem meam.
R. Et clamor meus ad te véniat.
V. Dóminus vobíscum.
R. Et cum spíritu tuo.

Oremus.
Béne+dic, Dómine, ánulum hunc, quem nos in tuo nómine bene+dícimus: ut, quæ eum gestáverit, fidelitátem íntegram suo sponso tenens, in pace et voluntáte tua permáneat, atque in mútua caritáte semper vivat. Per Christum Dóminum nostrum.
R. Amen.

Quindi il sacerdote asperge l’anello con l’acqua benedetta; lo sposo prende l’anello dalla mano del sacerdote e lo infila nel dito anulare della mano sinistra della sposa. E il sacerdote dice: In nómine Patris, et Fílii, + et Spíritus Sancti. Amen.

Poi il Sacerdote continua:
V. Confírma hoc, Deus, quod operátus es in nobis.
R. A templo sancto tuo, quod est in Jerúsalem.
Kýrie, eléison. Christe, eléison. Kýrie, eléison.

Pater noster sottovoce fino a:
V. Et ne nos indúcas in tentatiónem.
R. Sed líbera nos a malo.
V. Salvos fac servos tuos.
R. Deus meus, sperántes in te.
V. Mitte eis, Dómine, auxílium de sancto.
R. Et de Sion tuére eos.
V. Esto eis, Dómine, turris fortitúdinis.
R. A fácie inimíci.
V. Dómine, exáudi oratiónem meam.
R. Et clamor meus ad te véniat.
V. Dóminus vobíscum.
R. Et cum spíritu tuo.

Orémus. Réspice, quæsumus, Dómine, super hos fámulos tuos: et institútis tuis, quibus propagatiónem humáni géneris ordinásti, benígnus assíste; ut qui te auctóre jungúntur, te auxiliánte servéntur. Per Christum Dóminum nostrum. R. Amen.

A questo punto, se consentito dalle rubriche, si celebra la Messa votiva degli sposi con la solenne benedizione. [2]

Come si vede, il rito è piuttosto semplice e si amministra in cotta e stola bianca o, se il sacerdote deve poi celebrare la Messa, con i paramenti escluso il manipolo.

A differenza di altri sacramenti le parole non sono complesse: questo perché ministri del matrimonio, il contratto per eccellenza, sono gli stessi sposi, che si amministrano il sacramento in maniera vicendevole; il Romano pontefice, l’Ordinario del luogo, il parroco o altro sacerdote delegato assistono come testimoni qualificati della Chiesa.[3]

Si noti però che la forma canonica è imposta soltanto ai cattolici: la Chiesa ha potere soltanto sui suoi sudditi, nulla può imporre agli infedeli (che non è dispregiativo, ma indica la condizione oggettiva di chi non è fedele della Chiesa cattolica apostolica romana). Così, il matrimonio tra due acattolici è un vero matrimonio e, se essi sono validamente battezzati (ovvero protestanti ed ortodossi), è pure vero sacramento. Qualora essi si convertissero al cattolicesimo sarebbe possibile ricorrere alla sanatio in radice: l’Ordinario del luogo fa registrare il matrimonio che, per finzione giuridica, assume valore retroattivo senza ripetere le cerimonie.

Qualche anno fa fece scalpore la celebrazione di un matrimonio su un aereo da parte di papa Francesco: pur essendo qualcosa di inconsueto e, forse, di opportunità discutibile, si tratta di un vero matrimonio; il Sommo pontefice, colui che ottiene la giurisdizione direttamente da Dio per il suo potere delle chiavi, ha ricevuto il consenso dei nubendi e ha benedetto le nozze. La Messa non è assolutamente necessaria alla validità del sacramento.

Infine, una nota su alcune spettacolarizzazioni: pare forse superfluo ricordare che nel matrimonio cattolico non sono consentite “promesse fantasiose”, con testi prodotti dai due fidanzati e non è previsto il tanto desiderato invito al bacio davanti a tutti reso celebre dai film.


  1. Gen. I 28.
  2. Il rito è disponibile online: https://www.maranatha.it/rituale/51page.htm (ultima consultazione: 17 novembre 2023).
  3. A. Piscetta – A. Gennaro, Sommario di teologia morale, Società Editrice Internazionale, Torino 1952, pp. 790-797.

Luca Farina

Caposervizio della sezione Liturgia. Si è laureato in Filologia Moderna all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Insegna italiano, storia e geografia all'istituto "Jean Monnet" di Mariano Comense.
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