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San Marco Evangelista

Sebbene San Marco sia uno dei quattro evangelisti, egli in realtà non fu mai direttamente discepolo di Gesù. Fu Pietro, invece, il suo principale maestro, tanto che il suo Vangelo fu scritto proprio sotto la dettatura e l’ispirazione del Principe degli Apostoli.

Sebbene san Marco sia uno dei quattro evangelisti, egli in realtà non fu mai direttamente discepolo di Gesù e addirittura si convertì al cristianesimo solo dopo la Risurrezione di Cristo. Fu Pietro, al contrario, il suo principale maestro: tra i due si instaurò, infatti, quello stretto sodalizio che ebbe come effetti principali innanzitutto l’adesione di Marco alla nuova religione e, in secondo luogo, la stesura del Vangelo, realizzata da Marco tra gli anni 50 e 60 proprio sotto dettatura e per ispirazione del Principe degli Apostoli (non a caso, egli è considerato lo stenografo di Pietro). Scrive a riguardo Eusebio di Cesarea, nella sua Storia Ecclesiastica

«Rifulse invece a tal punto la luce della pietà nella mente di quanti ascoltavano Pietro, che non bastò loro d’averlo udito una sola volta né d’aver ricevuto oralmente l’insegnamento del messaggio divino, ma con ogni sorta di preghiere supplicarono Marco, di cui ci è giunto il Vangelo, e che era seguace di Pietro, di lasciare una relazione scritta dell’insegnamento loro trasmesso […]»

A tal proposito, continua Papia, vescovo di Gerapoli (I-II secolo):

«Marco, interprete di Pietro, scrisse con esattezza, ma senza ordine, tutto ciò che egli ricordava delle parole e delle azioni di Cristo; poiché egli non aveva udito il Signore, né aveva vissuto con Lui, ma, più tardi, come dicevo era stato compagno di Pietro. E Pietro impartiva i suoi insegnamenti secondo l’opportunità, senza l’intenzione di fare un’esposizione ordinata dei detti del Signore. Cosicché non ebbe nessuna colpa Marco, scrivendo alcune cose così come gli venivano a mente, preoccupato solo d’una cosa, di non tralasciare nulla di quanto aveva udito e di non dire alcuna menzogna a riguardo di ciò […]».

Però, è bene ricordare, che nonostante il profondo rapporto di amicizia instauratosi tra Pietro e Marco, l’evangelista non cercò di alleviare o attenuare la colpa del suo Maestro. Al contrario, il suo  il Vangelo sarà il più duro tra tutti riguardo al resoconto del triplice rinnegamento di Pietro la notte del Giovedì Santo. 

Inoltre, è interessante che quello di Marco sia l’unico Vangelo a raccontare, al momento dell’arresto di Gesù nel Getsemani, di “un giovanetto” che «però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.» (Mc 14, 51-52). Secondo il pensiero di alcuni studiosi, quel giovinetto dovrebbe essere proprio lo stesso Marco, considerando anche il fatto che, con ogni probabilità, l’Orto degli Ulivi fosse di proprietà della madre di quest’ultimo.

Infine, il suo Vangelo, tra i quattro, è quello all’interno del quale Gesù più volte profetizza la sua Risurrezione: per questo motivo – come riconosciuto ed affermato dai Padri della Chiesa – il simbolo dell’evangelista è il leone alato, nonché uno dei quattro animali apparsi ad Ezechiele sul portentoso carro tetramorfo del Signore (dove, se il leone è associato a Marco, l’aquila è associata a Giovanni, l’uomo a Matteo ed il vitello a Luca). 

L’animale, rappresentato con una zampa appoggiata su un libro aperto, è poi divenuto l’emblema della città di Venezia, di cui San Marco è augusto protettore almeno dal 1071. In quell’anno, infatti, fu scelto come titolare della Basilica che ancora oggi accoglie le reliquie del santo. 

Si racconta, inoltre, che allo stesso Marco, giunto naufrago nel territorio lagunare, fosse apparso un angelo in sogno, che gli disse: «Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum», ovvero: «Pace a te Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo». Non a caso, sono proprio queste le parole riportate nel libro su cui il leone, nello stemma, appoggia la sua zampa. 

Sebbene, come detto, il suo corpo giaccia oggi in Italia, in realtà egli morì martire ad Alessandria d’Egitto. Qui, per volere di Pietro, egli aveva iniziato una proficua opera di evangelizzazione, il cui successo sollevò contro di lui i pagani egiziani, che poi lo condannarono a morte. Così ne parlano gli Atti di Marco del IV secolo:

« […] venne trascinato dai pagani per le vie di Alessandria, legato con funi al collo. Gettato in carcere, venne confortato da un angelo, ma il giorno dopo subì lo stesso l’atroce tormento e morì».

Era il 25 Aprile del 68. 

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