SANTI

San Vito martire

San Vito martire, nacque a Mazara del Vallo (Trapani) intorno all’anno 286, da Hila,
di nobile stirpe ma pagano, e da Bianca, virtuosa matrona cristiana.
Ancora in fasce perdette la mamma, per cui venne affidato alla nutrice Crescenzia.



 

Don Riccardo Pecchia  |  15 Giugno 2021  |  Tempo di lettura: 2 minuti

 

SANTI

San Vito martire

San Vito martire, nacque a Mazara del Vallo (Trapani) intorno all’anno 286, da Hila, di nobile stirpe ma pagano, e da Bianca, virtuosa matrona cristiana. Ancora in fasce perdette la mamma, per cui venne affidato alla nutrice Crescenzia.

Don Riccardo Pecchia
15 Giugno 2021
Tempo di lettura: 2 minuti

 

San Vito martire, nacque a Mazara del Vallo (Trapani) intorno all’anno 286, da Hila, di nobile stirpe ma pagano, e da Bianca, virtuosa matrona cristiana. Ancora in fasce perdette la mamma, per cui venne affidato alla nutrice Crescenzia. Si dice che quando al dodicesimo giorno dalla nascita, il padre Hila volle attaccare al collo del bambino la bulla, cioè una medaglia con l’effigie degli dei Penati della casa, l’infante si mise a strillare e si strappò dal collo quell’amuleto pagano buttandolo via. Accettò invece la crocetta che Crescenzia gli aveva messo al collo di nascosto del padre, come pure accolse di buon grado gli insegnamenti cristiani impartitigli dalla nutrice. Quando Vito fu cresciuto, suo padre gli diede come precettore Modesto, uomo saggio e dotto di Mazara, affinché lo istruisse nelle lettere e nelle scienze: ma anche questo pedagogo era cristiano. Durante un’assenza del patrizio Hila, molti del suo palazzo si convertirono e ricevettero il battesimo da Modesto: primo fra tutti fu il giovanetto Vito. Si narra che a questi, appena battezzato, sia apparso il suo angelo custode che gli consegnò una croce, come presagio del suo martirio. Di ritorno Hila, venuto a conoscenza di ciò, non trascurò nessun mezzo, per indurre il figlio a rinnegare la religione abbracciata in sua assenza, ma nulla valse a smuovere la fede incrollabile dell’adolescente. Allora il crudele genitore, visto inutile ogni tentativo, consegnò il figlio al prefetto della Sicilia Valeriano affinché questi, con la sua autorità, riportasse Vito al culto degli dei dell’impero.
Egli ordinò che il giovane venisse sottoposto alla flagellazione, ma ad un tratto, mentre i carnefici aizzati da Valeriano, infierivano contro quelle membra innocenti, ecco che le loro braccia si paralizzarono e soltanto per le preghiere di Vito, ritornarono a muovere gli arti. Solo allora il crudele tiranno rimandò Vito alla casa paterna. Tuttavia un angelo del Signore apparve in sonno a Vito, lo invitò a fuggire di casa con i suoi educatori e a rifugiarsi, nottetempo, su di una barca ormeggiata sul lido. Guidati dall’angelo in sembianze di nocchiero, navigarono verso Capo Egitarso, dove si rifugiarono in un bosco ed iniziarono il loro apostolato evangelizzando pastori e contadini. Vennero, però, ritrovati dai soldati dell’imperatore che li portarono a Roma. Nella città eterna Vito guarì nientemeno che la figlia, posseduta dal demonio (soffriva di epilessia), dell’imperatore Diocleziano, il quale gliel’avrebbe data in sposa ricolmandolo di onori, a patto però che abiurasse la fede cristiana. Vista vana ogni lusinga, l’imperatore ordinò che i tre santi venissero immersi in una caldaia di pece bollente e piombo liquefatto: ma da questo martirio uscirono indenni. Furono allora condotti nell’anfiteatro e dati in pasto ai cani idrofobi ed ai leoni, che si ammansirono stendendosi ai piedi di Vito. L’imperatore, molto adirato perché la folla degli spettatori cominciava a agitarsi, comandò di porre i tre confessori della fede su di un rogo, affinché consumassero il loro martirio. Morì il 15 giugno 304; patrono dei ballerini.
 
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