Nata a Firenze, nell’anno 1270, dall’illustre famiglia dei Falconieri, Giuliana diede, fin dall’infanzia, tali indizi della sua santità, che suo zio, sant’Alessio Falconieri, dichiarava apertamente a sua madre che ella aveva messo al mondo un angelo. Mai in tutto il corso della sua vita Giuliana alzò gli occhi per osservare il volto di un uomo, e la sola parola “peccato” la faceva tremare.
Nel chiostro grande della fiorentina Santissima Annunziata, sotto alla celebre Madonna del Sarto, sorretta da mensoloni a foglia, trova ubicazione un’arca marmorea sulla quale è scolpito un grande falco da caccia, un grifagno con artigli e becco adunco. Quel falco è la rappresentazione plastica dello stemma della famiglia Falconieri, e l’arca di pietra è il sepolcro di Carissimo Falconieri, fratello di uno dei sette Santi fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria.
I sette fondatori, furono sette nobili fiorentini, fondarono un ordine totalmente dedicato alla devozione alla Beata Vergine Maria. Tali Bonfiglio Monaldi, Manetto dell’Antella, Bonagiunta Manetti, Amadio degli Amidei, Uguccione degli Uguccioni, Sostegno dei Sostegni e Alessandro Falconieri facevano parte di una compagnia di Laudesi, cioè di devoti alla Madonna, di cui cantavano ogni giorno le “laudi” di fronte ad un’immagine di Lei dipinta o scolpita. Ad essi la Regina del Cielo apparve il 15 agosto 1233, nelle vesti dell’Addolorata.
Dal 1215 si era aperta a Firenze l’insanabile frattura tra le famiglie dei Guelfi e Ghibellini, a causa di un mancato finanziamento e di una conseguente uccisione, proprio nel giorno della Santa Pasqua di Risurrezione, ai piedi del Ponte Vecchio. La Madonna si presentò piangente per la discordia che si era impossessata dei suoi figli, diventati l’uno nemico dell’altro. I sette nobili giovani che, per quanto devoti alla Madonna, nutrivano anch’essi, in quanto fiorentini, odi e rancori di parte, gettarono le armi, si spogliarono dell’armatura e indossarono un abito a lutto, come quello della Madonna, dando inizio così alla Compagnia di Maria addolorata, il cui nome prenderà forma definitiva dal giorno in cui un bambino, vedendo passare i penitenti, disse rivolto alla sua mamma: «Ecco i Servi di Maria».
«Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la Tua Potenza contro i Tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli» (Sal 8,3).
Ecco che, mentre il fratello Alessandro, ritiratosi sul Monte Senario con gli altri sei compagni, era intento a guadagnarsi le ricchezze celesti, il fratello Carissimo, rimasto a Firenze, badava di accumulare quante più ricchezze materiali possibili. Ricco e senza prole, si ritrovò ad un certo punto appesantito dai molti beni e insieme turbato nell’animo per il modo in cui si era procurato tali ricchezze. In preda ai molti dubbi e alla paura di perdere l’anima ricorse al Papa Urbano IV, il quale, in riparazione del malfatto, gli impose di impiegare il patrimonio accumulato indebitamente in opere di bene. Carissimo allora si decise a mettere i propri beni a disposizione dei Servi di Maria e così la bella chiesa della Santissima Annunziata divenne la “splendida penitenza” di Carissimo Falconieri.
Per questa sua decisione, per l’aver voluto trasformare il male fatto in un bene, suggerito e indotto dall’Ordinario della città, il Signore volle concedergli, prima della sua dipartita da questo mondo, la grazia del dono di una figlia. Quella figlia fu Giuliana, che vide i natali nell’anno del Signore 1270, e che mai procurò preoccupazione mondane ai vecchi genitori ormai prossimi alla senilità, tant’è che le prime parole pronunciate dalle sue candide labbra, ancora intrise di latte, furono i nomi di Gesù e Maria.
Erano le premesse di quella che sarà la sua scelta, espressa in prossimità dei quindici anni, di fare voto solenne a Dio di verginità per il Regno dei Cieli. Infatti Giuliana, dopo la morte del padre, chiese il velo nero del terz’Ordine, ponendosi sotto la sapiente direzione spirituale di San Filippo Benizzi.
Il Santo direttore spirituale vide la luce in Firenze, il giorno stesso in cui i Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria, ebbero la visione della Vergine Addolorata. Suo padre era uno speziale, un farmacista dell’epoca, e nelle intenzioni dei genitori Filippo doveva essere un medico, tanto ché, all’età di vent’anni si laureò in medicina presso l’università di Padova. Tornato nella sua città natale, esercitò per qualche tempo la professione, ma il dubbio non lo abbandonava, perciò, incerto sulla sua vocazione si recava spesso a pregare dinanzi all’immagine della Santissima Annunziata, che si diceva fosse stata dipinta da un Angelo. Qui, una mattina durante la Messa, udì il sacerdote che leggeva un brano tratto dagli Atti degli apostoli: «Filippo, avvicinati e monta sul carro». Il giovane rivolta a sé quella chiamata, sali sul carro dell’Ordine dei Servi di Maria, del quale poco più tardi divenne Superiore Generale, approvandone la Regola nel 1268.
Giuliana, intanto, viveva nella casa paterna come un’estranea, senza attaccare il cuore ad alcun bene materiale, pur avendone larga disponibilità e impiegando il proprio tempo nella preghiera e nella pratica del digiuno. Quando anche la madre morì, chiese e ottenne di fondare un monastero femminile, prendendo come abito il nero manto dei Servi di Maria. Correva l’anno 1304, e Giuliana rimarrà alla guida del monastero per oltre quarant’anni.
«Cercando, o Giuliana, soltanto le nozze con l’Agnello celeste, tu lasci la casa paterna e dirigi un coro di vergini. Tu gemi notte e giorno sui dolori del Tuo Sposo Crocifisso, e piangi ai piedi della Madre di Dio, dal cuore trafitto da sette spade»1.
Si fece dunque Serva di Maria, seguita da altre giovani che a Firenze vennero subito chiamate le Mantellate, per via dell’abito. Chiamata inizialmente a servire l’Ordine dei Serviti (OSM) e ad onorare insieme a loro i dolori della Vergine Maria, gli stessi dolori che i cittadini di Firenze infliggevano alla Vergine con le loro discordie ed iniquità, con le sue religiose Giuliana si assunse il compito di pregare per i viziosi ed espiare per i peccatori. Due giorni la settimana, il mercoledì e il venerdì, ella prendeva per nutrimento il solo Pane degli Angeli, l’Eucaristia. Il sabato, pane e acqua. Sotto il segreto della veste indossava frequentemente il cilicio di ferro, fino a farlo penetrare nella sua carne.
I suoi “grandi amori” furono il Crocifisso, l’Eucaristia e l’Addolorata. Da perfetta Sua serva ne imitò le virtù: umiltà, purezza, semplicità e carità. Con l’offerta delle sue molte penitenze e mediante l’indomita perseveranza nella preghiera riuscì a strappare dalle mani Provvidenti di Dio innumerevoli Grazie per lei, il suo ordine e per tutta la città di Firenze. Infatti, negli anni in cui si invocava insistentemente la pace su quella città, Santa Giuliana ottenne con la preghiera, il sacrificio e la Caritas, quella pace tanto agognata e mai raggiunta con i soli mezzi umani. Per questo miracolo i suoi concittadini la riconobbero ben presto donna di grande prestigio morale e spirituale.
All’età di settant’anni, non potendo più ritenere alcun alimento, nemmeno la Santissima Eucaristia, a causa dell’acutizzarsi di una malattia di stomaco che la tormentava da anni, chiese e ottenne che almeno le si accostasse al cuore, appoggiata su un candido corporale, la Santissima Ostia consacrata, che scomparve mentre Giuliana, sul letto di morte, esalava il suo ultimo respiro pronunciando queste parole: «Mio dolce Gesù, Maria».
Era il 19 giugno 1341. Allorquando le sue consorelle si apprestarono a ricomporre il corpo per le esequie e la sepoltura, notarono sul petto della Santa un marchio di color violaceo, come se l’Ostia Santa vi si fosse impressa, con l’immagine di Gesù Crocifisso. É il marchio che ancora oggi le Mantellate portano sulla sinistra del loro scapolare, a ricordo della miracolosa ultima comunione della loro fondatrice, Santa Giuliana Falconieri.
Canonizzata da Clemente XII nel 1737, Giuliana Falconieri è festeggiata il 19 giugno ed invocata particolarmente contro i dolori di stomaco.
La sua tomba si trova nella Cappella del Santissimo Sacramento, precedentemente dedicata a San Donnino e poi alla Concezione, all’interno della Basilica della Santissima Annunziata a Firenze. Il suo corpo fu trasferito sotto l’altare di quella cappella nel 1676, dopo essere rimasto per circa due secoli nella tomba originaria dedicata all’Immacolata Concezione.
O Dio, che per opera di Santa Giuliana, specchio di castità e di penitenza, hai suscitato nell’Ordine dei Servi di Maria una famiglia di vergini a te consacrate: concedi alla tua Chiesa, rapita di incessante amore verso il suo Sposo, di portare costantemente accesa la fiaccola della feconda verginità2.
Note