Servo di Dio Giuseppe Ottone

Servo di Dio Giuseppe Ottone

Servo di Dio Giuseppe Ottone, nacque a Castelpagano (Benevento) il 18 marzo 1928 da genitori ignoti, la giovane levatrice del paese (ostetrica), provvide a registrarlo all’Ufficio anagrafe il 23 dello stesso mese, con il nome di Giuseppe Italico. Il Comune provvide a farlo accogliere nel Brefotrofio Provinciale di Benevento. In seguito si saprà che Giuseppe era il frutto di una relazione extraconiugale, di una donna di Castelpagano, il cui marito era emigrato in Argentina, da cui non tornerà più, anche perché aveva saputo della duplice infedeltà della moglie, perché oltre il bambino, ella ebbe in seguito anche una figlia.
Servo di Dio Giuseppe Ottone, nacque a Castelpagano (Benevento) il 18 marzo 1928 da genitori ignoti, la giovane levatrice del paese (ostetrica), provvide a registrarlo all’Ufficio anagrafe il 23 dello stesso mese, con il nome di Giuseppe Italico. Il Comune provvide a farlo accogliere nel Brefotrofio Provinciale di Benevento. In seguito si saprà che Giuseppe era il frutto di una relazione extraconiugale, di una donna di Castelpagano, il cui marito era emigrato in Argentina, da cui non tornerà più, anche perché aveva saputo della duplice infedeltà della moglie, perché oltre il bambino, ella ebbe in seguito anche una figlia.

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Servo di Dio Giuseppe Ottone, nacque a Castelpagano (Benevento) il 18 marzo 1928 da genitori ignoti, la giovane levatrice del paese (ostetrica), provvide a registrarlo all’Ufficio anagrafe il 23 dello stesso mese, con il nome di Giuseppe Italico. Il Comune provvide a farlo accogliere nel Brefotrofio Provinciale di Benevento. In seguito si saprà che Giuseppe era il frutto di una relazione extraconiugale, di una donna di Castelpagano, il cui marito era emigrato in Argentina, da cui non tornerà più, anche perché aveva saputo della duplice infedeltà della moglie, perché oltre il bambino, ella ebbe in seguito anche una figlia.

Servo di Dio Giuseppe Ottone, nacque a Castelpagano (Benevento) il 18 marzo 1928 da genitori ignoti, la giovane levatrice del paese (ostetrica), provvide a registrarlo all’Ufficio anagrafe il 23 dello stesso mese, con il nome di Giuseppe Italico. Il Comune provvide a farlo accogliere nel Brefotrofio Provinciale di Benevento. In seguito si saprà che Giuseppe era il frutto di una relazione extraconiugale, di una donna di Castelpagano, il cui marito era emigrato in Argentina, da cui non tornerà più, anche perché aveva saputo della duplice infedeltà della moglie, perché oltre il bambino, ella ebbe in seguito anche una figlia. Inoltre la coppia aveva già un bambino legittimo e la donna dopo essere rimasta incinta, voleva abortire, ma una amica di famiglia la convinse a portare avanti la gravidanza; la stessa amica diverrà madrina di battesimo del neonato. Giuseppe non restò per molto al Brefotrofio di Benevento, perché il 22 novembre 1928, venne affidato ai coniugi Ottone Domenico e Maria Capria di Benevento, i quali non avendo figli e per un voto fatto, avevano richiesto un bambino da allevare con amore e da poter crescere come figlio loro. Nel timore, che la madre naturale avrebbe potuto reclamare un giorno il figlio, i coniugi decisero di trasferirsi a Napoli e da lì a Torre Annunziata. Giuseppe (da tutti chiamato Peppino) cresce sincero, deciso, ricco di qualità e di virtù; va volentieri a scuola senza mostrarsi mai scontento, disciplinato, armonioso con tutti; prima di entrare a scuola va in chiesa, non importandosi delle prese in giro dei compagni, per una breve visita a Gesù nel Tabernacolo.

Dal 1934 frequenta fino al 1939, la Scuola Elementare, poi viene ammesso all’Istituto Tecnico Commerciale “Ernesto Cesàro”, dove si distinse per gli ottimi voti. Anima sensibile e buona, Peppino fu di grande conforto alla madre adottiva, specialmente quando ella doveva sopportare la angherie del marito, spesso ubriaco e violento, e il suo amore verso i più deboli si manifestò anche nella carità, che faceva di nascosto con i suoi risparmi o dando la sua stessa merenda ai poveri; per questo si instaurò fra madre e figlio una intesa di anime sensibili, costruttori ambedue di una storia d’amore filiale molto intensa. Il 26 maggio 1935 fece la sua Prima Comunione, unitamente al proposito di farsi santo. Si recava spesso in bicicletta alla vicina Pompei, per pregare davanti alla Vergine del Rosario, di cui era molto devoto. Gli piaceva leggere libri di avventura, che scambiava con gli amici, e sognava da grande di fare l’Ufficiale di Marina. Il 26 giugno 1940, con decreto del Tribunale, assunse il cognome degli Ottone, divenendo, di fatto, loro figlio. Nel 1941 Maria Capria dovette ricoverarsi a Napoli per subire un duplice e delicato intervento chirurgico, Giuseppe, che era molto legato alla mamma, rimase molto turbato e pregava incessantemente per lei. Il 3 febbraio, mentre si reca al doposcuola con altri compagni, trovò per terra un’immagine della Madonna di Pompei e, raccoltala da terra, esclamò: «Madonna mia, se deve morire mamma, fai morire me». Poco dopo, divenuto pallido, cadde svenuto a terra, e fu soccorso dagli amici e da un vigile urbano, che lo portò all’ospedale dove giunse in stato di incoscienza. Lasciata Napoli, senza subire l’operazione, la madre corse al capezzale del figlio e lo vegliò tutta la notte recitando il rosario, con i capelli diventati tutti bianchi per il dolore. Peppino, senza riprendere conoscenza, morì il 4 febbraio 1941 a quasi 13 anni; il suo sacrificio offerto per la mamma tanto amata, fu accettato dal Signore, la madre guarita istantaneamente, continuò a vivere in buona salute fino ad 88 anni

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