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Degradare l’architettura per imbruttire la liturgia

L’architettura liturgica del XX secolo non è frutto del caso, ma esprime una precisa volontà di bruttezza per poter rendere squallida la liturgia.

di Stefano Ceniti

Tutti noi abbiamo ammirato la sublime Maestà del Duomo di Milano o l’austera bellezza romanica di Sant’Ambrogio, il fulgore barocco di tante chiese in Germania, oppure il ricco sfarzo di San Marco a Venezia. Ho citato soltanto alcune delle innumerevoli chiese cattoliche sparse nel mondo e costruite per dare lode a Dio con geniale bellezza e arricchite nei secoli da opere d’arte insigni. Il grande scrittore francese George Bernanos, nel suo capolavoro Diario di un curato di campagna, fa dire ad uno dei protagonisti del romanzo: «La Chiesa dispone di tutta la gioia di questo povero mondo […] quello che fate contro la Chiesa lo fate contro la gioia». Potremmo chiosare aggiungendo che la Chiesa dispone certo di tutta la bellezza di questo mondo…ma di quale Chiesa stiamo parlando? Non certo l’attuale, non certo quella di questi ultimi cinquant’ anni! 

L’architettura Sacra postconciliare è, nel migliore dei casi, di una banalità imbarazzante, spesso è di una bruttezza unica…Cito, come esempio, l’orribile cattedrale della Spezia: invito i lettori ad andare a cercare le immagini di questo ammasso di cemento armato, che assomiglia più a un’astronave che a una chiesa! Personalmente, mi stupisce il fatto che il cardinale Siri, allora Presidente della Conferenza Episcopale Ligure, abbia permesso un progetto simile! Purtroppo, anche nella mia Genova, le chiese nuove costruite negli anni Sessanta, sotto l’episcopato del cardinale, sono, in genere, di una bruttezza assoluta.

Si è cercato di applicare il brutalismo (valido forse per palestre, cinema o stadi) all’architettura sacra, ottenendo nel migliore dei casi degli edifici freddi, impersonali, in definitiva brutti e senz’anima! 

Quando il popolo fedele era povero di pane ma ricco di fede, le chiese erano, anche nei più umili paesi di montagna, di una luminosa bellezza; oggi, nel tempo nostro, in cui, grazie a Dio, non manca il pane, non siamo in grado di rendere culto all’Eterno, rendendogli un poco di quella bellezza di cui Egli è Artefice Sommo.

I tempi in cui viviamo sono decadenti e squallidi, è inutile negarlo, ma il problema della liturgia e dell’architettura sacra, riguarda direttamente la fede e dovrebbero essere i vescovi a di verificare ed eventualmente sanzionare ciò che viene effettuato nel territorio della propria diocesi. Nessuno, per esempio, ha fermato la costruzione della chiesa di San Pio a San Giovanni Rotondo, con elementi di gusto massonico e liturgicamente tremenda.

Se, come diceva Dostoevskij, è la bellezza a salvare il mondo, la bruttezza di oggi dove ci porterà? Già nell’Antico Testamento è Jahvè a chiedere a Mosè il meglio per la Sua casa e Cristo conferma in molti modi la legge antica. Non possiamo rendere gloria a Dio con la bruttezza, con la sciatteria e con la mondanità! Sarebbe molto bello avere un nuovo movimento liturgico, iniziando proprio dall’arte e dall’architettura sacra, ma tale movimento, oggi ,incontrerebbe l’ostilità di tanti prelati ottusi, pronti a spendere milioni di euro per opere faraoniche ,prive di ogni gusto, in barba alla tanta millantata povertà.

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