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I sette dolori della Beata Vergine Maria

La Chiesa, dunque, istituì una celebrazione particolare per commemorare tali avvenimenti: il Venerdì Santo e la Terza Domenica di settembre. Questa solennità, in seguito, venne fissata nel nuovo calendario liturgico al 15 settembre, giorno successivo alla festa dell'Esaltazione della Santa Croce.

Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione  perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

Luca 2,34-35

Entrando in una chiesa, mi trovo spesso dinanzi a un’effigie o una statua della Madonna. Fin dalla mia tenera infanzia sono stato abituato a contemplare quell’immagine della Beata Vergine in uno stato di gioia ineffabile, con il Divin Figlio bambino tra le braccia. Nel posto in cui risiedo, numerose sono le chiese che rendono omaggio a icone che raffigurano proprio questo sacro mistero. Questa rappresentazione si configura come un inno alla beatitudine, alla vita e alla riconciliazione con il Signore, il quale si manifesta non come il severo giudice dell’Antico Testamento, bensì come il Dio incarnato, venuto nel mondo in forma umana, innocente come un bambino; e lo sguardo materno di Maria dispensa un profondo senso di profonda serenità. Tuttavia, nell’ambito dell’arte sacra, che richiama vivamente gli episodi evangelici, si dipana anche la controparte della gioia, ossia la Vergine Addolorata. Si pensa, ad esempio, alla pietà scolpita da Michelangelo, in cui Maria sorregge teneramente il corpo inerte di Gesù, oppure alle innumerevoli altre rappresentazioni in cui la Madre Santissima è ritratta con il cuore trafitto da sette spade: tali spade simboleggiano gli avvenimenti della vita di Maria che l’hanno coinvolta in modo profondo nel sacrificio redentore di Cristo. Nessuna creatura soffre come una madre che osserva il proprio diletto figlio sopportare le angosce, i dolori e l’agonia della morte in croce. La partecipazione di Maria al sacrificio di Cristo, in unione con Lui per il compimento dell’opera universale di Redenzione universale, ha sempre suscitato l’insorgere di un doveroso sentimento di speciale devozione verso i suoi dolori, da Lei sopportati per noi. Questa divina Madre, infatti, fu proclamata Madre nostra dallo stesso Cristo mentre pendeva dalla croce. Tale devozione si è accresciuta notevolmente tra i fedeli dopo che i sette Beati Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria, dedicati all’umile servizio della Madre di Dio, fecero dell’espansione del culto verso Maria Addolorata il fulcro della loro missione, evento che risale al 1233. La Chiesa, dunque, istituì una celebrazione particolare per commemorare tali avvenimenti: il Venerdì Santo e la Terza Domenica di settembre. Questa solennità, in seguito, venne fissata nel nuovo calendario liturgico al 15 settembre, giorno successivo alla festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Questa decisione è intrisa di profondo significato, poiché, come accennato precedentemente, ai piedi della croce, Gesù stesso affidò la Santa Madre a san Giovanni, figura emblematica di tutti i veri discepoli di Cristo. In quel momento di estremo dolore, Maria, la Madre dei dolori, ci fu concessa come tenera madre, con l’incarico di asciugare le nostre lacrime, darci sostegno nei momenti di scoraggiamento e guidarci a rimanere ai piedi della croce, in umile adorazione del suo Divino Figlio, in unione con Lei nel silenzio e nella preghiera.

I sette dolori della beata Vergine Maria sono i seguenti, tutti con rimandi alla Sacra Scrittura:

Primo Dolore
La rivelazione di Simeone (Lc 2, 34-35)

Secondo Dolore
La fuga in Egitto (Mt 2, 13-14)

Terzo Dolore
Lo smarrimento di Gesù nel Tempio (Lc 2, 43-44, 46, 48)

Quarto Dolore
L’incontro con Gesù sulla via del Calvario (Gv 19, 26)

Quinto Dolore
La crocifissione e la morte di Gesù (Gv 19,19) e (Gv 19,30)

Sesto Dolore
La deposizione di Gesù tra le braccia di Maria (Mc 15, 43, 46-47).

Settimo Dolore
La sepoltura di Gesù e la solitudine di Maria (Gv 19, 25-27).

Dopo aver meditato profondamente sui Sette Dolori di Maria, mi rendo conto della straordinaria attualità che essi rivestono nel contesto del nostro mondo odierno. Ancora oggi, le persone sperimentano la dolorosa perdita dei loro cari. Ancora oggi, individui vengono ingiustamente perseguitati e, in alcuni casi, privati della vita stessa. Il dolore fa parte di questa vita terrena. La sequela di Cristo ci prospetta un cammino difficile, una via in salita, una via stretta. Non c’è il lieto fine nel senso ordinario che il mondo intende. C’è il lieto fine nel senso straordinario del racconto evangelico e della fede vissuta in una vita di grazia sacramentale. Allora richiamando un adagio, per crucem ad lucem, attraverso la croce alla Luce della risurrezione di Dio, alla beatitudine eterna. Allora le nostre lacrime si muteranno in gioia1, il nostro dolore unito a quello di Maria sotto la croce ci condurrà ad essere discepoli autentici di Cristo, a guadagnare la salvezza dell’anima, e a intravedere in quel volto triste, in quel  pensiero di sconfitta e delusione, di nuovo il volto gioioso per il quale siamo stati creati.


Note

  1. Cfr. Salmo 126 versetti 2-3.

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