Il sacramento della Cresima

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La Cresima o Confermazione è «il sacramento per cui il battezzato mediante l’imposizione delle mani, l’unzione e la preghiera riceve la pienezza dello Spirito Santo per essere confermato nella sua vita soprannaturale e per professare pubblicamente e con coraggio la sua fede» (Ott, 594). Diversi sono gli elementi che caratterizzano questo sacramento. Innanzitutto, vi sono diversi nomi con cui ci si riferisce a esso. La parola Cresima fa riferimento al Sacro Crisma, l’olio consacrato utilizzato nella celebrazione del sacramento, ma anche al Cristo, che è l’unto per eccellenza. Il nome Confermazione, invece, lega questo sacramento al Battesimo, del quale costituisce un perfezionamento e un consolidamento, tanto che in origine i due sacramenti erano celebrati congiuntamente. 

L’istituzione divina del Sacramento si rinviene nell’effusione dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste (cfr. At 2, 1-4). Gesù Cristo aveva promesso più volte agli Apostoli di inviare loro lo Spirito Santo (cfr. Gv 14,26; 16, 7-13) e aveva loro chiesto di rimanere a Gerusalemme fino alla venuta dello Spirito (cfr. Lc 24,49). Tale promessa si compì il giorno di Pentecoste, quando gli Apostoli ricevettero il dono dello Spirito Santo e con esso i doni di grazia di cui avevano bisogno nella loro vita spirituale e nella loro azione apostolica. Allo stesso tempo, gli Apostoli durante il loro ministero iniziarono a trasmettere il dono dello Spirito Santo tramite l’imposizione delle mani. Negli Atti degli Apostoli si legge, ad esempio, che San Pietro e San Giovanni si recarono in Samaria, dove era già stato annunciato il Vangelo, ma i nuovi cristiani avevano ricevuto solo il Battesimo. Di conseguenza, essi «pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo» (At 8, 15-17). È evidente sia l’istituzione divina del sacramento sia l’origine apostolica del segno sacramentale.

Per quanto riguarda il segno sensibile, la materia del sacramento è costituita dall’imposizione delle mani e dall’unzione. Il Sacro Crisma è materia remota del sacramento ed è olio di oliva misto a balsamo consacrato dal Vescovo il Giovedì Santo durante la Messa Crismale. L’unzione con il Sacro Crisma è materia prossima del sacramento e simboleggia la consacrazione della persona. L’imposizione delle mani, che rappresenta l’effusione dello Spirito Santo, è l’elemento essenziale, poiché risale all’epoca apostolica, mentre l’unzione, anch’essa necessaria ad validitatem, fu aggiunta successivamente, a partire almeno dal III secolo. Per quanto riguarda la forma che accompagna il doppio gesto rituale, bisogna rilevare che essa ha subito diverse variazioni nel corso del tempo. Attualmente nel rito romano è utilizzata la formula fissata da Paolo VI nella Costituzione Apostolica Divinae consortium naturae del 15 agosto 1971: «Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono».

Il ministro del sacramento è il Vescovo. Ciò si evince dal fatto che all’inizio furono gli Apostoli a trasmettere il dono dello Spirito Santo, come pocanzi richiamato (Cfr. At 8, 14-17). Nella Chiesa delle origini era solo il Vescovo, successore degli Apostoli, ad amministrare in un’unica cerimonia i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima ed Eucarestia). Solo successivamente, con il diffondersi del cristianesimo al di fuori delle città, i Vescovi iniziarono a farsi aiutare dai Presbiteri, i quali amministravano solo il Battesimo, poiché la Cresima era riservata al ministero episcopale. Anche intrinsecamente al sacramento si può trovare la ragione di tale riserva: «Quale sacramento che perfeziona (la grazia battesimale), la cresima viene convenientemente amministrata da coloro che hanno la pienezza del potere sacerdotale» (Ott, 607). Il Vescovo, quindi, è ministro ordinario della Cresima. Tuttavia, anche il Presbitero può amministrare questo sacramento come ministro straordinario, sebbene solo se ne riceve la facoltà dal diritto o dal Vescovo oppure questi lo associa a sé durante la celebrazione (cfr. Cann. 882-884). Il diritto universale concede la facoltà di amministrare validamente la Cresima agli equiparati al Vescovo diocesano entro i limiti della loro circoscrizione ecclesiastica (ex can. 368, il prelato territoriale, l’abate territoriale, il vicario apostolico, il prefetto apostolico e l’amministratore apostolico di un’amministrazione stabilmente eretta), al presbitero che per mandato del Vescovo diocesano conferisce il battesimo a un adulto, nonché in pericolo di morte al parroco e a ogni presbitero.

Per quanto riguarda gli effetti, tramite la Chiesa viene donato al battezzato «lo Spirito Santo e i suoi sette doni, per essere fortificato nella fede e nella lotta per il regno di Dio» (Bartmann, 158). Come ogni sacramento la Cresima produce un aumento della grazia santificante nell’anima di colui che lo riceve. La specifica grazia sacramentale della Cresima è, inoltre, il perfezionamento della grazia battesimale, da cui il nome di Confermazione. In questo perfezionamento si ha anche un rafforzamento del cristiano, che con la grazia di Dio acquista la forza per testimoniare Cristo e combattere la lotta spirituale. Il Catechismo Romano spiega il dono di questa forza spirituale a partire dall’esperienza dei Santi Apostoli. Prima della Pentecoste, prima dell’effusione dello Spirito Santo, essi erano deboli e durante la Passione fuggirono, abbandonando il Signore. Invece, «il giorno di Pentecoste furono così efficacemente ripieni di Spirito Santo (At 2,4) che uscirono coraggiosamente a predicare, con audace libertà, il Vangelo loro affidato, non solo fra gli ebrei, ma in tutto il mondo, felici di affrontare il disprezzo, il carcere, la persecuzione e il martirio per il nome di Gesù Cristo» (Catechismo Tridentino, 204). 

Il sacramento della Cresima, inoltre, produce nell’anima di chi lo riceve un particolare carattere indelebile. Esso è signum configurativum in quanto configura il cresimato a Cristo, signum distinctivum in quanto distingue i combattenti di Cristo dagli altri membri del suo Regno, signum dispositivum in quanto abilita alla partecipazione attiva al triplice ufficio di Cristo e signum obligativum in quanto abilita all’apostolato i fedeli laici e ne costituisce per loro un obbligo (cfr. Ott, 604-605).


Bibliografia

  • Bernhard Bartmann, Manuale di Teologia Dogmatica, Effedieffe, Viterbo 2023, vol. III.
  • Ludovico Ott, Compendio di Teologia Dogmatica, Ichtys.
  • Tito Centi, Catechismo Tridentino, Cantagalli, Siena 1992.

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