Gennaio 1842, Roma. Basilica di Sant’ Andrea delle fratte. Alphonse Ratisbonne cade in ginocchio, in estasi e poi la conversione.
Come San Paolo sulla via di Damasco, la vita del Ratisbonne cambia completamente. Di origine ebraica e dapprima avvocato, per migliorare il suo malfermo stato di salute aveva deciso di intraprendere un viaggio dalla Francia verso Costantinopoli. Durante la sua tappa a Roma, il giorno dell’Epifania del 1842, conobbe e strinse amicizia con il barone Marie-Théodore de Bussierre e il conte Auguste Ferron de La Ferronnays. I due, cattolici ferventi, cercarono di convertirlo raccontandogli la storia della Medaglia Miracolosa e sfidandolo a indossarne una che gli avevano regalato. Ratisbonne, per mostrare la sua superiorità sulle “superstizioni” cattoliche, accettò con scherno la sfida e si cinse al collo la medaglietta. Tuttavia, l’improvvisa scomparsa di un amico del barone de Bussierre costrinse Ratisbonne a rimandare la partenza per Palermo, per unirsi al cordoglio dei conoscenti. Giunto nella basilica di Sant’Andrea delle Fratte, egli iniziò ad aggirarsi tra le navate in cerca delle opere d’arte firmate da maestri come il Bernini e il Borromini. Tutto ad un tratto l’estasi.
Nei suoi scritti Alphonse Ratisbonne scrisse che il barone tornando dalla sacrestia lo trovò inginocchiato davanti un altare laterale, mentre singhiozzava e piangeva ripetendo la frase «Ella non mi ha detto nulla, ma ho compreso tutto». Aveva visto la Madonna: una visione di una donna di straordinaria bellezza, nella quale aveva riconosciuto la Vergine Maria nella stessa posa della medaglia miracolosa, immersa nella luce.
«La Vergine non pronunciava alcuna parola, ma compresi perfettamente…provavo un cambiamento così totale che credevo di essere un altro, la gioia più ardente scoppiò nel profondo dell’anima; non potei parlare…non saprei render conto delle verità di cui avevo acquisito la fede e la conoscenza. Tutto quello che posso dire è che il velo cadde dai miei occhi; non un solo velo, ma tutta la moltitudine di veli che mi aveva circondato, scomparve…uscivo da un abisso di tenebre, vedevo nel fondo dell’abisso le estreme miserie da cui ero stato tratto a opera di una misericordia infinita[…]i pregiudizi contro il Cristianesimo non esistevano più, l’amore del mio Dio aveva preso il posto di qualsiasi altro amore.»
Quando la notizia si diffuse a Roma, il Papa Gregorio XVI fece svolgere un’accurata inchiesta che confermò il fatto miracoloso. A Salisburgo, la notizia della conversione fu accolta negativamente dalla fidanzata e dallo zio, che decisero di interrompere ogni rapporto con lui. Diversamente, i legami con i genitori e i fratelli rimasero solidi e cordiali.
Alfonso Maria Ratisbonne fu battezzato il 31 gennaio 1842 nella Chiesa del Gesù, divenne sacerdote e volle dedicare la propria vita all’apostolato tra gli ebrei.
Permane quindi un interrogativo: cosa lo ha davvero convertito? La sfida, la preghiera,oppure entrambe? La sfida, concretizzata nella Medaglia Miracolosa indossata per provocazione, agisce sul piano visibile. La preghiera, quella nel segreto e nel nascondimento, opera su quello invisibile. Ma entrambe rimarrebbero incomplete senza un terzo elemento fondamentale: l’iniziativa della Vergine Maria. È nella loro convergenza che si crea lo spazio della rinascita nella nuova vita della conversione del cuore con la presenza di una madre amorevole come Maria. Ed è proprio qui che il caso di Ratisbonne acquista un significato tipicamente mariano. Maria appare in un silenzio che parla a un uomo duro di cuore.
Proprio nel cuore del XIX secolo diverse sono le apparizioni mariane Rue du Bac, Roma e Lourdes che non fanno che confermare la grandiosità di Maria Vergine e Madre. Così il miracolo si colloca in quella fenomenologia legata alla proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854.
Per approfondire: https://www.madonnadelmiracolo.it/