San Leonardo di Noblac - Ecclesia Dei

di Don Riccardo Pecchia

San Leonardo di Noblac, nacque nel castello di Vandôme (Francia) tra il 491 e il 496, fu battezzato con rito solenne dal vescovo di Reìms, san Remigio, che in seguito si interessò moltissimo della sua educazione cristiana. Leonardo trascorse la sua infanzia nella serenità della sua famiglia, educato ad essere un buon cristiano, un valoroso soldato, un perfetto uomo di corte. Mentre Leonardo pensava solo a crescere, giocando con i suoi coetanei, i genitori riponevano in lui grandi speranze per la gloria della famiglia. Faceva grandi progressi nello studio e dimostrava grande interesse per le funzioni che si facevano nella cappella di corte o nella chiesa del villaggio. Sentiva grande attrazione per la preghiera e spesso domandava al sacerdote di parlargli di Gesù, di Maria e dei Santi. Mentre si nutriva, anche, di racconti leggendari delle gesta dei suoi antenati, si sviluppavano in lui i germi di quella bontà che avrebbero fatto vibrare le corde del suo cuore, per tutte le miserie della vita: i sofferenti, gli sfortunati, gli oppressi, i poveri, i mendicanti, i prigionieri. Continuava la sua severa educazione ad essere uomo di corte, ma nel suo cuore si faceva forte il desiderio di una vita umile, anziché una carriera che gli avrebbe garantito ricchezza ed onori come i suoi antenati. Leonardo pregò, meditò, si consigliò e dopo lunga riflessione decise di dedicarsi al servizio di Dio e del prossimo bisognoso. San Remigio fu scelto da lui come suo maestro e lo guidò nella scelta e lo seguì per fare di lui un degno ministro del Signore. Teodorico, figlio e successore di re Clodoveo, mostrò disappunto per le scelte fatte da Leonardo.

Però gli assicurò aiuti materiali e morali per il proseguimento del suo apostolato, ma solo se rimanesse a corte, ma Leonardo non si lasciò lusingare da questa offerta. II re, preso d’ammirazione per così grande umiltà, gli concesse il privilegio di visitare le carceri. Leonardo ne fu entusiasta, finalmente poteva accedere ai luoghi dove si soffriva tanto ingiustamente. Rinunciò alle ricchezze, agli onori, alla sicura carriera civile, politica e scelse la vita monastica per essere più unito a Gesù. Leonardo e il fratello Lipardo bussarono alle porte dell’abbazia di Micy. Gli fu proposto di diventare sacerdote, anche vescovo, ma rifiutò. Accettò di essere diacono per essere servire la comunità. Lasciò il monastero di Micy per cercare nella foresta un ritiro solitario più adatto al suo ideale religioso. Con una bisaccia e un bastone Leonardo s’allontanò e si diresse nelle foreste di Pauvain e qui fissò la sua dimora. Una capanna, sotto un albero fu la sua prima abitazione, qui iniziò la sua vita eroica. Eresse vicino alla capanna una cappella dedicata alla Madonna “Notre Dame de sous arbres” e vi costruì un altare dedicato a San Remigio, suo maestro. Altri scelsero di vivere come Leonardo e la comunità si allargò e altre capanne, altra parte di foresta da disboscare, altra terra da dissodare e da far fruttificare, ma mancava l’acqua. Leonardo iniziò a pregare e l’acqua zampillò limpida e fresca. Alla foresta di Pauvain accorrevano prigionieri, schiavi, ammalati, poveri. Leonardo accoglieva tutti. Deponevano ai suoi piedi le catene, i flagelli, i ceppi delle prigioni in segno di gratitudine. Onestà, lavoro, carità, pietà furono le leggi fondamentali sulle quali poggiava la collettività che si trasformò via, via in libera colonia agricola. Leonardo aveva fatto della Carità la ragione della sua vita e ci teneva a lasciarlo come supremo ricordo a coloro che ne avevano sperimentato i frutti. Morì il 6 novembre 559; patrono dei carcerati.

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