Unità senza Verità?

Temi

Raccomandanti per te

condividi

Sembra essere questo il fine del recente incontro, avvenuto nel Palazzo Apostolico, tra la “non-arcivescova” della Chiesa anglicana, Sarah Mullally, e il Sommo Pontefice, Leone XIV. Un incontro inserito nella pianificazione del viaggio della massima autorità religiosa di una Chiesa scismatica ed eretica, fondata da Enrico VIII, che non ha mancato di suscitare dubbi e perplessità.

La situazione della Chiesa anglicana oggi

La Chiesa anglicana rimane ancorata a una volontà perniciosa di persistere nello scisma e nell’eresia nei confronti della Chiesa Cattolica. Quest’ultima, dal canto suo, ha già ribadito con fermezza la propria posizione. Con la bolla Apostolicae Curae, Leone XIII ha dichiarato nulli gli ordini sacri conferiti con il rito anglicano, affermando che le ordinazioni compiute in tale contesto sono del tutto invalide e prive di qualsiasi effetto.

Dal punto di vista sacramentale, la Chiesa anglicana è quindi priva di un sacerdozio ministeriale valido: non vi sono sacramenti, né ministri di Dio. Di conseguenza, quando si parla di “preti” e “vescovi” anglicani, ci si riferisce a persone che si limitano a indossare abiti liturgici e a rivestire ruoli che si autoattribuiscono, ma che non possiedono alcuna legittimità sacramentale.

Sul piano giurisdizionale, la situazione è ancora più complessa. La Chiesa anglicana non riconosce alcun primato di giurisdizione universale al Papa. Ciò che emerge dai recenti segnali di avvicinamento tra Roma e Canterbury è un mero riconoscimento di un primato d’onore. Sarah Mullally, in qualità di leader religioso della Chiesa d’Inghilterra, si comporta come se avesse il potere di conferire giurisdizione ad altri vescovi anglicani sulle rispettive diocesi.

Inoltre, la Chiesa Cattolica non ha la facoltà di elevare le donne al sacerdozio ministeriale. Il fatto che la guida religiosa della Chiesa anglicana sia una donna aggrava ulteriormente la situazione.
Nel corso della sua carriera ecclesiastica, Sarah Mullally si è distinta per aver abbracciato posizioni teologiche ed etiche estremamente controverse. Ha promosso l’aborto come scelta etica, legittimando l’agenda femminista e rifiutando la sacralità della vita nel grembo materno, come invece insegna la Chiesa Cattolica. Ha inoltre sostenuto la benedizione dei matrimoni omosessuali, in aperta contraddizione con la dottrina cattolica su matrimonio, sessualità e identità.

La reazione di Roma

Sarebbe doveroso esigere da Roma una linea dura nei confronti della chiesa anglicana, per almeno due motivi. Il primo è che non si può ignorare lo stato di scisma ed eresia per perseguire un bene sociale comune, come la pace o il dialogo, riducendo tutto a una dimensione meramente umana e orizzontale, a discapito della verità divina e della salvezza delle anime. La storia dimostra che gli anglicani, pur differenziandosi dai protestanti continentali, hanno sempre rifiutato la vera religione di Gesù Cristo.

Il secondo motivo riguarda il problema sacerdotale: gli anglicani pretendono di avere ministri ordinati e una giurisdizione autonoma, ma non possiedono né l’uno né l’altra.

Eppure, Roma sembra orientata in direzione opposta. La visita di Sarah Mullally è stata accolta con grande entusiasmo dal Vaticano. Fin dal suo arrivo, i funzionari vaticani le hanno riservato onori che vanno ben oltre la semplice ospitalità diplomatica, includendo gesti dal forte significato ecclesiale. Le è stato persino concesso di impartire una “benedizione” presso la tomba di San Pietro, sotto la Basilica Vaticana, nonostante non abbia alcun ordine sacro. Mons. Flavio Pace, segretario del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, si è inchinato per ricevere la sua “benedizione”. La Mullally è stata poi ricevuta in udienza privata da Leone XIV, con tanto di preghiera pubblica nella Cappella di Urbano VIII, alla presenza del cardinale Koch, prefetto del Dicastero sopracitato. Inoltre, ha presieduto una liturgia anglicana nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio e ha nominato il proprio “nunzio” presso la Santa Sede durante la cerimonia.

Questi eventi si inseriscono in un contesto più ampio, che include anche la preghiera del Papa con il re Carlo III, capo della chiesa anglicana, nella Cappella Sistina.
Tutti questi segnali convergono verso una conclusione: Roma non sembra più intenzionata a seguire la dottrina cattolica nei confronti degli scismatici ed eretici, ma sembra essersi avviata verso una fase avanzata di irenismo ecumenico. Gli incontri, le preghiere comuni, le benedizioni e i gesti liturgici: tutti eventi che abbondano a dismisura, ma non vi è alcun invito alla conversione dottrinale o al pentimento per lo scisma.

Roma si comporta come se i secoli di separazione scismatica ed eretica della Chiesa anglicana, con le profonde divergenze dottrinali che ancora persistono, non fossero mai esistiti. Le azioni intraprese dimostrano che Roma non intende affrontare i problemi con gli anglicani: né quelli di ordine sacramentale, né quelli di giurisdizione, né le divergenze dottrinali su Chiesa, religione, morale sessuale e teologia morale.

Si parla di unità, ma solo a parole: i fatti dimostrano una volontà di appianamento a tutti i costi, a discapito della verità.

Un parallelismo con la FSSPX

Questi eventi sollevano una questione cruciale: quale sarà il destino della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX)? Gli anglicani, infatti, si autoattribuiscono una giurisdizione autonoma, rifiutano di fatto il primato del Romano Pontefice — e quindi sia il Papa sia la Sua autorità — e contraddicono la maggior parte degli insegnamenti cattolici in materia dogmatica, sacramentale e morale. Si conferiscono persino i propri ministri, senza che, in oltre mezzo secolo di storia, abbiano mai compiuto un passo indietro verso la piena comunione con Roma.

Eppure, nonostante tutto ciò, vengono accolti con tutti gli onori dal Vaticano, che dimostra un’apertura innaturale e una disponibilità a venire incontro agli anglicani in ogni modo possibile e immaginabile. Roma sembra disposta a chiudere non solo un occhio, ma secoli di teologia, storia e insegnamenti divini, pur di accomodare gli scismatici su questioni dottrinali così gravi.

Ci si chiede, allora, quale atteggiamento adotterà nei confronti di una realtà cattolica come la FSSPX, che — pur in una situazione canonica necessariamente anomala — non ha mai abbandonato la fede tradizionale, quella stessa fede che, forse, viene messa in discussione proprio da questi gesti di apertura verso chi, invece, l’ha apertamente rifiutata.

© ECCLESIA DEI

Altro di Attualità

error: Content is protected !!