CULTURA RELIGIOSA

Il “Volto Santo” di Lucca

L’immagine acheropita (dal greco ἀχειροποίητος, “non fatto da mano umana”)
che il Volto Santo rappresenta nella città di Lucca, non è solo un segno di fede profonda nei confronti di una reliquia,
ma un simbolo di appartenenza regale di Cristo a questa terra.



 

Romeo Menchise  |  16 Aprile 2021  |  Tempo di lettura: 3 minuti

 

CULTURA RELIGIOSA

Il “Volto Santo” di Lucca

L’immagine acheropita (dal greco ἀχειροποίητος, “non fatto da mano umana”) che il Volto Santo rappresenta nella città di Lucca, non è solo un segno di fede profonda nei confronti di una reliquia, ma un simbolo di appartenenza regale di Cristo a questa terra.

Romeo Menchise
16 Aprile 2021
Tempo di lettura: 3 minuti

 

“A Te ci rivolgiamo nostro Salvatore, a Te sia Gloria nostro Redentore. Santo nostro Re, a Te ci affidiamo nella prova, a Te ricorriamo nella speranza. Regna, Trionfa, Impera o Dio d’amore nostro Re in mezzo alla Tua città di Lucca che si affida a Te.”
Dall’omelia di S.E.R. Mons. Paolo Giulietti (Arcivescovo di Lucca)
durante la tradizionale celebrazione di affidamento della città al Volto Santo in epoca di pandemia.

L’immagine acheropita ( dal greco ἀχειροποίητος, “non fatto da mano umana”) che il Volto Santo rappresenta nella città di Lucca, non è solo un segno di fede profonda nei confronti di una reliquia, ma un simbolo di appartenenza regale di Cristo a questa terra. Fin dall’epoca medievale il “Lignum Crucis” che troneggia nella cattedrale di San Martino era considerato dai lucchesi come un “re” in carne e ossa. Al “Rex Lucensium” infatti, venivano affidate e presentate tutte le problematiche della città, politiche e non solo, in modo che si potessero risolvere con l’ausilio del Signore (sub Tutela Dei). Anche le sue vesti lo ricoprono d’ornamenti regali tra cui: scettro, corona, collare, medaglione, cintura, calzari e le chiavi della città; i quali vanno a specificare maggiormente il profondo legame che quest’ultima ha con il Volto Santo.
 
Secondo la leggenda tramandata dal diacono Leobino, il maestoso crocifisso fu scolpito da Nicodemo in legno di noce subito dopo la Morte e Risurrezione di Gesù Cristo in modo da tramarne le sembianze. La mente e il lavoro di Nicodemo furono ispirati dalla Divina Grazia; arrivato al volto però lo scultore non si sentiva degno di scolpirne i sacri tratti e, preso dalla disperazione, si addormentò in un sonno profondo. Non appena si svegliò vide degli angeli mandati da Dio intendi a scolpire il volto del Signore, così facendo l’opera fu completata ma il crocifisso fu nascosto fino all’VIII secolo, quando il Vescovo Gualfredo sognò il luogo in cui era ubicato e lo riportò alla luce. Per volere di Dio, Il Volto Santo venne portato a Joppe dove fu posto al di sopra di una barca priva di equipaggio la cui destinazione sarebbe stata decisa solo dalla Divina Provvidenza. Il crocifisso attraversò tutto il mediterraneo fino a raggiungere il porto di Luni dove rimase giacente per molto tempo, senza mai essere vittima di furto perché sotto la protezione Divina. Passato del tempo dal suo arrivo, in una notte che la storia descrive tempestosa, un angelo del Signore apparve in sogno a Giovanni I Vescovo di Lucca, il quale avrebbe dovuto recarsi a Luni perché solo a lui sarebbe data la barca con il crocifisso. Una volta arrivato, il vescovo Giovanni si trovò dinnanzi anche il vescovo di Luni. Entrambe le città desideravano la preziosa reliquia, per questo motivo, dopo molte discordanze, nel 782 si decise di affidare la decisione ad un carro trainato da due buoi sopra al quale era stato posto il crocifisso. Il carro si diresse verso Lucca dove subito, nello stesso anno, venne scortato solennemente il crocifisso e posto all’interno della basilica di San Frediano. Il mattino seguente, con grande stupore di tutta la città, il Volto Santo era scomparso.
 
Solo dopo copiose ricerche fu ritrovato negli orti vicino al Duomo e da allora, interpretando la scomparsa e il ritrovamento come un segno miracoloso, il Volto Santo è custodito nella cattedrale di San Martino.
A partire da quel giorno ogni anno nella vigilia della Solennità dell’Esaltazione della Croce, il 13 settembre, viene svolta una caratteristica luminara che partendo da San Frediano ripercorre la via compiuta dal Volto Santo fino ad arrivare in Cattedrale.
Il culto per il Volto Santo divenne ben presto di fama mondiale in tutto il medioevo, tanto da essere citato da Dante nella Divina Commedia al canto XXI dell’inferno e da renderlo meta necessaria per la Via Francigena.

Nel 2020, in occasione dei festeggiamenti per i 950 anni della Cattedrale Rifondata, sono state svolte delle indagini scientifiche con l’ausilio del carbonio-14, le quali hanno dato esiti straordinari facendo risalire il crocifisso tra l’XIII e il IX secolo “post Christum”. Si è quindi giunti alla conclusione che questo sia il vero ed unico Volto Santo; è infatti capitato nella successione dei secoli che degli storici d’arte avessero raggiunto datazioni sbagliate avvolte ipotizzandolo erroneamente una copia dell’originale. Dopo un’analisi degli ultimi dati si può quindi confermare la data di arrivo a Lucca secondo l’antica leggenda. Inoltre visti i parametri della sua fattura il Crocifisso che da 1200 anni troneggia nella Cattedrale di San Martino rappresenta la scultura lignea più antica di tutto l’occidente.
 
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