San Josemaria Escrivà de Balaguer

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Con “alessandrinismo si intende la tendenza alla raffinatezza e all’erudizione che spesso si nasconde dietro l’attività di ricerca degli studiosi, un termine che nacque nel contesto della biblioteca alessandrina del III secolo a.C., attraversando tutta la storia culturale occidentale e giungendo nel Novecento anche a Verità e metodo di Hans Georg Gadamer, un’opera accusata di indulgere nell’ermeneutica infinita e inconcludente delle reliquie della tradizione. Dallo scoppio della Prima guerra mondiale alla dissoluzione dell’Unione sovietica si è consumata l’intera vicenda del “secolo breve, per usare la celebre espressione di Eric Hobsbawm, uno storico nato ad Alessandria d’Egitto il 9 giugno 1917 e che posso considerare quale erede ideale della tendenza alla raffinatezza e all’erudizione che è stata delineata all’inizio di questo articolo. Triadicamente, secondo Hobsbawm, il XX secolo è stato caratterizzato da una “catastrofe” iniziale, da un successivo periodo “aureo” e da una “frana” conclusiva, una tesi nella quale l’interpretazione inconcludente e infinita delle storie del passato è condotta all’esasperazione con un’operazione tipica della storiografia marxista, tutta occupata dall’ideologia e incurante della verità ideale e storica. Questo discorso serve per un motivo allo stesso tempo semplice e profondo: il vero carattere di originalità del Novecento risiede nella sua vicenda filosofica, evocata dal nome di Gadamer, ed ecclesiastica, rappresentata tra gli altri da Josemaria Escriva de Balaguer, mentre gli eventi politici di hobsbawmiana memoria possono essere considerati tutto sommato di secondaria importanza. Percorrendo il percorso biografico di Josemaria Escriva de Balaguer, si può dimostrare la tesi ora enunciata, ossia l’originalità della figura balagueriana e della sua fondazione religiosa nel panorama cattolico novecentesco.

Se ogni nazione è caratterizzata da un tratto particolare, come identificare nel modo migliore ciò che identifica la sfera del mondo spagnolo? Il carattere proprio della Spagna è forse la costante attenzione per il barocco in tutte le sue forme, dall’architettura alla religiosità, dalla moda alla musica, dalla speculazione teologica alla letteratura in prosa e in versi. Josemaria Escriva de Balaguer è stato un religioso barocco nel senso migliore del termine, capace di tenere insieme l’attenzione alla Tradizione e grandi novità di organizzazione.

Josemaria Escriva de Balaguer nasce a Barbastro, una regione autonoma della Spagna, il 9 gennaio 1902, secondo dei sei figli del mercante tessile José Escrivà Corzan e della casalinga Maria Dolores Albas Blanc. Quella della famiglia Escriva fu una vita segnata da una serie di lutti: nel 1910 morì ad appena un anno la quintogenita Maria del Rosario, due anni dopo fu richiamata alla casa del Padre la quartogenita di sette anni Maria de Los Dolores, di sette anni, mentre nel 1913 ci fu la dipartita della bambina di otto anni Maria Asuncion. Spinto dal padre a compiere studi giuridici, il giovane Josemaria avvertì ad appena sedici anni la vocazione sacerdotale, propiziata dalla visione sulla neve di alcune orme fresche di due piedi nudi, segno del passaggio di un religioso carmelitano. Questo è il primo segno del sentimento religioso barocco del Nostro, il quale fu sempre convinto dell’importanza di ogni singolo dettaglio, anche il più minuto, riprendendo in questo modo la grande lezione della Canestra di frutta caravaggesca oppure dell’Estasi di Santa Teresa berniniana, giusto per fare due esempi tra i molti possibili, tutti accomunati dall’attenzione a quelle che il crepuscolare Guido Gozzano chiamerebbe «le piccole cose di pessimo gusto». Gli studi presso gli Scolopi hanno un’importanza fondamentale nella formazione di Josemaria, proseguiti poi nel seminario di Logrono, fino alle ordinazioni diaconale del 20 dicembre 1924 e sacerdotale del 28 marzo 1925. Il sacerdote novello celebrò la sua prima Santa Messa il giorno successivo all’ordinazione, offrendo il Santo Sacrificio in suffragio dell’anima del padre, colpito da una sincope l’anno precedente. Viene in mente a tal proposito l’invocazione delle Litaniae Sanctorum che prega Dio perché ci liberi dalla « morte improvisa et subitanea». Si segnala a tal proposito l’alto dettato speculativo di Renato Lazzarini: l’allievo di Ernesto Buonaiuti ci ha insegnato a superare la visione di una divinità impersonale e insensibile alle singole storie degli uomini, favorendo invece quella visio Dei serena e sorridente tutta incentrata sulla Giustizia e sulla Misericordia, una giusta misericordia che sempre si accompagna a una giustizia misericordiosa.

Torniamo ora alla biografia del Nostro, nel frattempo nominato parroco a Perdiguera, un piccolo comune aragonese, e cappellano del Patronato per i malati madrileni, mentre compiva gli studi per avere finalmente il dottorato in giurisprudenza. Si giunge così finalmente alla fondazione dell’Opus Dei, fondato il 28 ottobre 1928, memoria dei Santi Simone e Giuda Taddeo, Apostoli e Martiri. La famiglia, gli amici, l’attività professionale: tutto concorre alla santificazione della persona, tutto è occasione per incontrare il Cristo, tutto è strada di santità e di apostolato. «Cristo è la luce delle genti», ci ha insegnato la Lumen gentium, la Costituzione dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II, contenente il celebre comma sulla Vocazione universale alla santità: «è dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi rango o stato, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità e che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano. Per raggiungere questa perfezione i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura con cui Cristo volle donarle, affinché, seguendo l’esempio di lui e diventati conformi alla sua immagine, in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con piena generosità si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo. Così la santità del popolo di Dio crescerà in frutti abbondanti, come è splendidamente dimostrato nella storia della Chiesa dalla vita di tanti santi».

Abbiamo citato queste parole nella loro interezza, data l’importanza fondamentale delle stesse nella vicenda dell’Opus Dei e di conseguenza nell’economia del presente lavoro. La nuova avventura ecclesiale fu inizialmente limitata al laicato maschile, ma ben presto il nostro fondatore comprese l’importanza di estendere la sua intuizione anche alle donne: era il 14 febbraio 1930. Ancora, la missione andò a includere fin da subito alcuni sacerdoti, al fine di includere nel movimento ogni forma di vita cristiana: il riferimento è alla Società sacerdotale della Santa Croce, fondata in piena seconda guerra mondiale. Gli anni dell’ascesa al potere di Francisco Franco furono particolarmente complicati per l’Opus Dei, sempre in bilico tra l’attrazione per il potere conservatore e la sofferenza per le persecuzioni inflitte alla nuova comunità dalle varie parti politiche. Terminato il secondo conflitto mondiale, l’Opus Dei giunse in Italia, precisamente a Roma, passando per Genova – tutti luoghi centrali della riscossa cattolica nella seconda metà del XX secolo. Il Nostro morì il 26 giugno 1975, fino alla beatificazione del 17 maggio 1992 e alla canonizzazione del 6 ottobre 2002. È buona cosa ricordare due delle più importanti opere di Josemaria Escriva de Balaguer, ossia Cammino e Forgia, entrambe grande esempio di unione di erudizione e spiritualità. Ecco allora che la figura di Balaguer è come il compendio della fedeltà ai secoli precedenti, come dimostrano le sue opere spirituali, e dell’innovazione, portando avanti la laicale “chiamata universale alla santità”.

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