«Candidum hoc virginitatis lilium, martyrii cruore purpuratum, laetabundi veneremur, ac sanctam eius modi morum innocentiam, qua tantopere nostrum indiget saeculum, imitari contendamus»
Veneriamo con gioia questo candido giglio di verginità, imporporato dal sangue del martirio, e sforziamoci di imitare una tale santa innocenza di costumi, di cui il nostro secolo ha tanto bisogno.
Con queste parole Monsignor Antonio Bacci rispose a nome del Santo Padre Pio XII rivolgendosi al popolo riunito in festa. Quanto sono attuali queste parole! «Sforziamoci di imitare una tale santa innocenza di costumi, di cui il nostro secolo ha tanto bisogno». Ma chi è questo «candido giglio di verginità» alla cui canonizzazione accorse una fiumana tale che, in via straordinaria, la canonizzazione ebbe luogo in Piazza San Pietro? Ella è Santa Maria Goretti, martire della purezza.
Giovanissima figlia di contadini, ebbe un’esistenza non diversa da quella di molte altre sue coetanee e consorti nello stato contadino: poca istruzione — poca scienza delle cose di quaggiù —, ma altissimo senso del dovere domestico e dei doveri verso Iddio. La povertà della loro casa li indusse ad andare a convivere con un’altra famiglia amica, i Serenelli. Quivi, unendo caritatevolmente gli sforzi e degl’uni e degl’altri e convivendo con spirito fraterno, coltivavano famiglie unite e speranzosa Fede, pace e concordia. Ma Satana, antico nemico, ha in odio tutto ciò che esprime purezza e soavità e suscitò colle sue perverse tentazioni la proverbiale pecora nera. Alessandro Serenelli, ultimogenito della sua famiglia, ripetutamente cercò di approcciare la giovane Santa, ma mai ella accettò. Animata com’era da quella Fede che dona fortezza ai più deboli, non aveva altro pensiero che Iddio; nessuno sa se avrebbe in futuro offerto la sua verginità a Dio indossando l’abito religioso o se avrebbe invece donato al nuovo Israele un’altra madre di famiglia, che, partecipando all’opera creatrice di Dio, avrebbe accolto nel suo ventre nuovi adoratori del Signore Sempiterno. Certa è una cosa: come ogni Santo (sia da altare che non), avrebbe preferito la morte al peccato. Nel vespero di un sabato ebbe a dire: «non vedo l’ora che sia domani per accostarmi alla Santa Comunione!»; e fu notte e fu mattina e giunse il giorno ambito: nutrita del Celeste Corpo, tornò a casa custodendo nella purezza della sua Fede la purezza incarnata, ignara del pericolo che stava correndo. Rincasata, l’ultimogenito dei Serenelli nuovamente avanzò il suo interesse. Ma come poteva una Fede tanto pura e così dolcemente rinvigorita dall’ambìto Sacramento cedere alle concupiscenze? Il «no» fu naturalmente risoluto e divinamente ispirato. Ecco allora giungere la follia, l’ira di un dipendente dalle sue catene di schiavitù: quel «no» tanto puro fu in odio all’Antico Tentatore e suscitò la violenta reazione: il punteruolo nella mano del Serinelli si conficcò nel verginale corpo della futura Santa. Ma come un fiore sradicato non perde la sua bellezza, così quel corpo martirizzato ancora risplendeva della gloria verginale e della novella gloria del martirio.
In un’epoca di libidine e di passioni, questo martirio viene definito stupido. Quale dono ha perso la nostra umanità! Più non valgono gli eterni precetti di pudore e di modestia, più non si odora il profumoso fiore della verginità! La gloria del Cristiano è oggi definita “vergogna dello sfigato”; la società è ricaduta nelle perversioni del mondo pagano ed osa anche definirsi civile!
Mai però Iddio suscita i Suoi Santi senza scopo. Ella fu esempio e forza per le coetanee, gloriosa e celestiale immagine della purezza che detesta ogni sozzura, in modo analogo all’ermellino che si lascia uccidere pur di non sporcarsi col fango. E non dobbiamo neppure commettere l’errore di pensar che i fedeli hanno oramai ridotto all’osso ai Comandamenti di Dio. Sottolineava, infatti, Pio XII con estrema fiducia nella Grazia dello Spirito Santo che «Grazie a Dio, sono ancora numerose, — più numerose di quel che forse si suppone e si dice, perché non fanno mostra della loro serietà e della loro virtù, come altre ostentano la loro leggerezza e il loro disordine, — quelle giovani che, educate da genitori cristiani, passano, serene e liete ma modeste, nelle vie della città, nei sentieri delle campagne, per recarsi là ove le chiamano i doveri domestici, professionali, scolastici, caritatevoli, che sanno far amare la loro grazia sorridente, ma al tempo stesso rispettare la loro inflessibile dignità.Esse sono molte senza dubbio (la solenne cerimonia di ieri ce ne ha data una splendida visione), e sarebbero anche più numerose, se vi fosse, da parte dei genitori, maggior oculatezza e affettuosa bontà; da parte dei figli, più fiduciosa docilità»1. [1] Quanto è importante il compito dei genitori Cristiani! Essi sono vicari di Cristo nell’educazione della prole loro affidata, un ruolo così grave da dover essere sostenuto dalla Grazia derivante dall’indissolubile Sacramento del Matrimonio. L’esempio dei genitori può condurre al Paradiso così come può spianare la strada verso l’Inferno: tornino i genitori ad essere consapevoli di questo compito, non rifugiandosi nella propria “autostima” — deleterio surrogato del mondo moderno —, bensì rivolgendosi a Dio, consci che nulla di buono ci proviene se non da Lui.
Ma torniamo alla Santa Martire: non solo fu ella fulgido emblema del ramo femminile dell’Azione Cattolica; non solo fu ella stimolo alla Fede delle masse, accorse in numero senza precedenti in Piazza San Pietro; non solo fu ella vittoria della purezza contro le sozzure demoniache: fu mezzo del Divin Pastore per recuperare la pecorella smarrita.
Complice una famiglia disturbata dai vizi, l’assassino si allontanò dalla Santissima Religione. Ebbe in odio la modestia della Beata, ebbe nella sua mano l’arma della concupiscenza che uccide lo spirito ancor prima della carne: ma la testimonianza lo convertì. Nel momento dell’ira non pensò, ma quando la sua mente tornava a rimuginare al giorno che fu causa del suo carcere, non poteva che soffermarsi sul dolce volto di Maria Goretti. Un volto terrorizzato, ma sicuro della sua scelta; un volto forse in lacrime, ma mai pronto a piegarsi al peccato. Ella perdonò il suo aggressore contrapponendo l’Amore del Cristo all’odio di Satana. L’assassino trascorse i suoi molti anni in carcere, maturando ivi la conversione grazie a colei che nel perdono ha svelato il Mistero Cristiano dell’Amore. Morì quindi Alessandro Serenelli entrando nell’ordine dei terziari. Mai professò i voti, ma fino alla fine professò il suo credo. Benedetto Iddio nei Suoi Angeli e nei Suoi Santi!
Qui è riportato un solenne estratto del Discorso di Canonizzazione pronunziato da Pio XII: «Se è vero che nel martirio di Maria Goretti sfolgorò soprattutto la purezza, in essa e con essa trionfarono anche le altre virtù cristiane. Nella purezza era l’affermazione più elementare e significante del dominio perfetto dell’anima sulla materia; nell’eroismo supremo, che non s’improvvisa, era l’amore tenero e docile, obbediente ed attivo verso i genitori; il sacrificio nel duro lavoro quotidiano; la povertà evangelicamente contenta e sostenuta dalla fiducia nella Provvidenza celeste; la religione tenacemente abbracciata e voluta conoscere ogni dì più, fatta tesoro di vita e alimentata dalla fiamma della preghiera; il desiderio ardente di Gesù Eucaristico, ed infine, corona della carità, l’eroico perdono concesso all’uccisore: rustica ghirlanda, ma così cara a Dio, di fiori campestri, che adornò il bianco velo della sua prima Comunione, e poco dopo il suo martirio»2. [1]
Note