IN PURIFICATIONE B. MARIÆ V.

L'articolo esplora la festa della Candelora, che conclude il ciclo santorale dopo l'Epifania, in cui Maria, nonostante la sua purezza intrinseca, si sottomette al rito di purificazione e presenta assieme a San Giuseppe Gesù al Tempio. Nel corso dei secoli, la festa ha subito variazioni, concentrandosi gradualmente sempre più sulla figura cristica, mantenendo tuttavia sempre importante il rito della benedizione delle candele, simboli della carne, anima e divinità di Cristo. Un vero catechismo di invito ai fedeli nel riflettere sull'obbedienza della Madonna e sul valore di una vita condotta in purezza di spirito. La candela diventa simbolo di luce nella via verso la Verità.

La solennità della Purificazione della Vergine Maria, variata nel nuovo messale con il nome di Presentazione di Gesù al Tempio e comunemente chiamata festa della Candelora, chiude il ciclo santorale del tempo dopo l’Epifania. Sono passati quaranta giorni dal Santo Natale, dalla venuta nel mondo del Salvatore, e trascorso tale termine era previsto dalla legge ebraica che la partoriente potesse accostarsi nuovamente al tabernacolo, affinché si perfezionasse la sua purificazione. Recita così il Levitico (12,1-8):

Il Signore aggiunse a Mosè: “Riferisci agli Israeliti: Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione. Ma, se partorisce una femmina sarà immonda due settimane come al tempo delle sue regole; resterà sessantasei giorni a purificarsi del suo sangue. Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una figlia saranno compiuti, porterà al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in sacrificio di espiazione. Il sacerdote li offrirà davanti al Signore e farà il rito espiatorio per lei; essa sarà purificata dal flusso del suo sangue. Questa è la legge relativa alla donna, che partorisce un maschio o una femmina. Se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrificio espiatorio. Il sacerdote farà il rito espiatorio per lei ed essa sarà monda”.

Di fronte a tali prescrizioni, previste comunemente per qualsiasi donna ebrea divenuta madre, non si può non riflettere sul loro assolvimento da parte di Maria. Lei, la Madre di Dio, unico essere umano, insieme al suo Divin Figlio, a non essere mai stata toccata minimamente dal peccato, la tutta pura, la tota pulchra, perché avrebbe dovuto mondarsi? La Madonna infatti non rispondeva alla condanna di Eva (“Con dolore partorirai i tuoi figli” – Genesi, 3,16), il suo parto fu santo, privo di sangue, doglie e sofferenze umane, poiché fu un parto divino che in nulla ha mutato la sua castità e verginità. Una risposta molto elegante ci è offerta dall’Anno Liturgico di Dom Gueranger, che ci propone come:

Lo Spirito che abitava in Maria le rivela che deve compiere il duplice precetto. Malgrado la sua dignità di Madre di Dio, è necessario che si unisca alla folla delle madri degli uomini che si recano al tempio, per riacquistarvi, mediante un sacrificio, la purezza che hanno perduta. Inoltre, il Figlio di Dio e Figlio dell’uomo deve essere considerato in tutto come un servo. Bisogna che sia riscattato quindi come l’ultimo dei figli d’Israele. Maria adora profondamente questo supremo volere, e vi si sottomette con tutta la pienezza del cuore. I consigli dell’Altissimo avevano stabilito che il Figlio di Dio sarebbe stato rivelato al suo popolo solo per gradi.[…] Obbedì alla legge perché le apparenze la dichiaravano soggetta alla legge. Il suo Dio e Figliuolo si sottometteva al riscatto come l’ultimo degli uomini. Aveva obbedito all’editto di Augusto per il censimento universale; doveva “essere obbediente fino alla morte, e alla morte di croce”: la Madre e il Figlio si umiliarono insieme. E l’orgoglio dell’uomo ricevette in quel giorno una delle più belle lezioni che mai gli siano state impartite.

Riguardo alla figura di Maria sono dunque due i temi chiave del suo atto di purificazione: il primo è la sottomissione totale al Signore in tutta la Sua Volontà. Dal Fiat dell’Annunciazione, sino alla sua Dormitio in cui nuovamente poté ricongiungersi a Suo Figlio, ella mai ebbe un solo cenno di superbia o di vanità, ma sempre fu totalmente pronta ad obbedire con quella serenità, prontezza e naturalezza che tutta l’umanità dovrebbe voler imitare. Anche se non serviva purificarsi, occorreva non distinguersi, affinché la Rivelazione avvenisse con gradualità, ed è questo il secondo tema chiave. Se Maria e Giuseppe non avessero assolto a tale precetto ecco che immediatamente i riflettori della rigidissima società giudea sarebbero stati puntati su di loro e sul perché quella madre si riteneva così superba da non doversi mondare e sul perché quel figlio era futile che venisse presentato al Signore. Sarebbero incappati in guai, anche perché non erano figure così “invisibili”: Giuseppe era della stirpe di Re Davide e la Madonna aveva per cugina la moglie di Zaccaria, sacerdote del Tempio. Invece, la gradualità, l’attesa dei momenti giusti, provvide a preparare in tranquillità il tempo della vita pubblica di Gesù, senza scandali e senza eventi particolarmente eclatanti. 

Questa festa, ricordata tutt’oggi il 2 febbraio di ogni anno, fu introdotta a Roma da papa Sergio I (687-701) ed è presente nel sacramentario Gelasiano (VIII secolo) con il nome di “De Purificatione Mariae”, passando poi nel messale tridentino del 1570 nel medesimo termine. Tuttavia, con il tempo emerse sempre di più la riflessione su come tale solennità non potesse concentrarsi eccessivamente sulla purificazione di un essere già puro, focalizzandosi piuttosto sulla centralità cristologica dell’evento narrato: la Presentazione di Gesù al Tempio. Da qui una serie di variazioni: il Messale Romano commentato da D.G. Lefebvre del 1936 evidenziava come la Purificazione passasse in secondo piano rispetto alla Presentazione, dopodichè una prima variazione nel codice delle rubriche del 1960 sanciva come tale festa fosse da considerarsi del Signore, infine il cambio definitivo con le riforme del Concilio Vaticano II che mutarono il nome della solennità.

Assieme alla Santa Messa, in cui viene letto il brano evangelico della Presentazione, punto centrale di questa festività è la benedizione delle candele (da qui il nome Candelora) con rispettiva processione, la quale anticamente avveniva con il sacerdote rivestito dei paramenti violacei, per uniformarsi alle altre due solenni benedizioni delle Ceneri e delle Palme. Oggi invece viene svolta in bianco, medesimo colore liturgico della messa. Le candele benedette quel giorno hanno una specifica simbologia, Sant’Anselmo, nelle sue Enarrazioni su san Luca, descrivendo lo stesso mistero, ci dice che nella Candela vi sono da considerare tre cose: la cera, lo stoppino e la fiamma. La cera – egli dice – opera dell’ape virginea, è la carne di Cristo; lo stoppino, che sta dentro, è l’anima; e la fiamma, che brilla nella parte superiore, è la divinità. In ciò dunque occorre vedere davvero una presenza importante, tale oggetto non è infatti da utilizzarsi solo durante la processione, bensì tutto l’anno, accendendosi per attirare speciali benedizioni, tanto sulla terra che sulle acque, secondo necessità particolari e al capezzale di malati e morenti, come ricordo dell’immortalità che Cristo ci ha meritata e come segno della protezione di Maria.

L’invito all’intero gregge cristiano in questa solennità a cui occorre partecipare accorati è dunque quello di guardare con tenerezza e desiderio di imitazione all’obbedienza di Maria, in un afflato che spinga davvero ad una personale purificazione non solo del corpo, ma anche e soprattutto dello spirito attraverso la sottomissione alle leggi del Signore. Per mezzo di questa candela da accendersi nei momenti di necessità e di buio delle vite di ciascun uomo, si possa dunque illuminare ogni anima nella strada che conduce all’unica Verità, quella riconosciuta immediatamente da Simeone e da Anna, autentici testimoni della purezza di Maria e della divinità di Gesù.


Bibliografia:

  • dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 401-413
  • Messale romano: testo latino completo e traduzione italiana di S. Bertola e G. Destefani; commento di D. G. Lefebvre; disegni di R. De Cramer. – Torino: L.I.C.E., R. Berruti e C., impr. 1936.

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