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di Ecclesia Dei
5 Settembre 2022

Il seguente epitaffio fu pubblicato per la prima volta da Wilmanns (Rheinisches Museum, N.F., 23, p. 404), per essere poi inserito da Duemmler (Poetae I 19) nell’appendice ai testi di Bonifacio. Si è scelto proprio di collocarlo nella sezione dedicata all’apostolo della Germania poiché non si sa praticamente nulla del defunto, tale Dombercht, se non che, come recitano i versi, era discepolo di Bonifacio e proveniva dall’Inghilterra. È possibile postulare che egli avesse una buona formazione culturale e un incarico pastorale di rilievo, molto probabilmente era un vescovo.

L’analisi dello stile ha suggerito l’ipotesi secondo la quale il testo sarebbe stato composto da un allievo di Pietro da Pisa. Forse si tratta quindi di un esercizio letterario, dal momento che l’epitaffio si conclude con una frase in prosa che potrebbe sembrare una preghiera per chiedere a Dio la liberazione dai peccati, mentre invece chiede una “salvezza filologica”, di poter cioè preservare il testo dagli errori. Del resto, il codice che lo contiene (Vat. Pal. Lat. 1753) presenta, oltre a codesto epitaffio, opere di carattere grammaticale e metrico come il trattato De pedum regulis di Aldelmo di Malmesbury[1]. Segue il testo con le note che indicano i loci paralleli e le varianti testuali, la traduzione e il commento.

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